Freddie Mercury Bijou Italia
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Freddie Mercury Bijou Italia
Un luogo dedicato al più grande Frontman di tutti i tempi, storia, curiosità, interviste e contenuti speciali con immagini inedite in memoria della più grande rockstar di tutti i tempi, l'unico.. l'inimitabile.. Freddie Mercury
domenica 31 luglio 2016
Freddie una personalità sopra le righe
"FREDDIE MI COLPI' COME UNA PERSONALITA' SOPRA LE RIGHE, TROPPO INCREDIBILE PER ESSERE VERA; ERA OVVIO CHE SI CONSIDERASSE IL LEADER DEL GRUPPO, MA LA COSA NON SEMBRAVA INSUPERBIRLO. POSSEDEVA UNA TALE PERSONALITA', CHE IN UN BREVISSIMO LASSO DI TEMPO, RIUSCIVA A CONFONDERTI COMPLETAMENTE; PER QUANTO RIGUARDAVA LA MUSICA E LA PROPRIA CARRIERA, SAPEVA ESATTAMENTE COSA VOLEVA, ED ERA ASSOLUTAMENTE DETERMINATO A OTTENERLA: INSOMMA LA FRASE CHE MEGLIO POTREBBE DEFINIRLO POTREBBE ESSERE: ESTREMAMENTE FIDUCIOSO NEI PROPRI MEZZI, E LA COSA CHE NON POTEI FARE A MENO DI NOTARE FU CHE ANCHE GLI ALTRI SEMBRAVANO INFLUENZATI DA QUELLA SUA FIDUCIA. I QUEEN ERANO TALMENTE SICURI CHE CE L'AVREBBERO FATTA CHE... BE', ERA UNA COSA CHE NON AVEVO MAI VISTO".
Louie Austin, Produttore
venerdì 29 luglio 2016
Freddie e il Royal Ballet - il racconto di Wayne Eagling
" Conobbi Freddie nel periodo in cui stavo producendo un galà, volevo che il mio progetto venisse incontro a gusti non solo degli appassionati di danza classica, così andai a trovare il mio amico Joseph Lockwood, che oltre ad essere tesoriere della Royal Ballet allora era anche capo della Emi. In un primo momento gli chiesi se sarebbe stato possibile per me lavorare con Kate Bush, ma il manager di Kate non gradì l'idea, e così chiesi a Joseph di suggerirmi qualcun altro: gli ci vollero cinque minuti per farsi venire in mente Freddie Mercury, e fù lui che lo portò per la prima volta alla scuola di danza classica. Freddie arrivò che aveva già indosso la calzamaglia e le scarpette da ballo, tutti noi gli demmo un'occhiata e per poco non cascammo per terra stecchiti. Secondo me qualcuno del gruppo pensò che fosse arrivata chissà quale stella del balletto, PERCHE' IN EFFETTI DEVO DIRE CHE FREDDIE FECE DAVVERO UN INGRESSO IN GRAN STILE ". ( Wayne Eagling ).
Una strana accoglienza
Quando i Queen salirono sul palco dell' Estadio Universitario di Monterrey, vennero immediatamente fatti oggetti di un nitrito lancio di immondizie varie, scarpe vecchie, lattine, bottiglie e pile da parte del pubblico, la band rimase coraggiosamente sul palco e offrì una delle proprie performance più dinamiche, anche perchè Freddie, John e Brian corsero in continuazione per tutto il palco allo scopo di evitare i proiettili, Il povero Roger, sebbene più lontano dal pubblico, costituiva però un bersaglio immobile e fù quello che rischio più di tutti. Alla fine dello show i Queen scesero dal palco mortificati per quella che ritenevano essere l'accoglienza peggiore che avessero mai ricevuto. Non immaginate lo stupore dei quattro quando si videro venire incontro raggianti gli organizzatori del concerto e spiegarono loro che lanciare immondizie era il tradizionale modo del pubblico messicano di dimostrare il loro apprezzamento.
mercoledì 27 luglio 2016
venerdì 22 luglio 2016
Work In Progress- I Queen all'opera
La maggior parte dei gruppi entra
in studio con un’idea anche solo approssimativa del risultato desiderato. Per i
Queen di solito valeva il contrario. Varcata la soglia aspettavano di vedere
cosa gli ronzava in testa. La data e la durata della registrazione di qualsiasi
album venivano definite dopo che la band si era consultata con Jim Beach, ma
chiaramente il complesso doveva rispettare i termini contrattuali stabiliti con
la EMI e con le case di distribuzione. In genere i Queen si assicuravano almeno
sei mesi per effettuare le registrazioni: un lasso di tempo che avrebbe
permesso di rilassarsi e di ricaricarsi durante il periodo intenso e turbolento
di work in progress. Al tempo, nel corso delle session, la band poteva
concedersi il lusso di occupare uno studio di incisione in pianta stabile,
senza che nessun’altro vi avesse accesso finché glielo consentiva il contratto
stipulato con i discografici.
All’inizio mi stupì constatare
che persino a quel punto della carriera i quattro si ritrovavano raramente tutti
insieme in studio. Se accadeva era per una riunione. Per scherzo dicevamo che i
Queen dovevano essere l’unico gruppo al mondo a cui i meeting tra i componenti
poteva costare un migliaio di sterline, forse il più caro in assoluto. Disponevano
di un quartier generale magnifico, ma era di gran lunga più probabile farli
incontrare tutti e quattro in studio che riuscire a riunirli attorno al tavolo
della sala assemblee.
Tranne che in queste occasioni,
Jim Beach si vedeva di rado, malgrado vivesse e lavorasse a Montreux, mentre
Paul Prenter, personal manager della band, supervisionava le session con
assiduità. Io presenziavo, assieme al partner del momento di Freddie, agli
amici del resto del gruppo e alla solita combriccola di tirapiedi. Durante le
registrazioni poteva esserci fino a una dozzina di persone che bazzicava lo
studio.
Quando i Queen componevano non c’erano
schemi prestabiliti: non si partiva per forza da un’idea sviluppata da Freddie
e Roger o rielaborata da Brian e Freddie, ma il contributo di ciascuno
dipendeva dagli eccessi della notte precedente. Il produttore/ tecnico di
studio e il recordista dovevano essere sempre pronti a precipitarsi dietro il
banco per una session improvvisata alle due di notte. La presenza in studio di
chi si occupava della produzione era una certezza, ma non si poteva dire
altrettanto per i musicisti, che spesso si facevano attendere. Reinhold Mack
curò la produzione e l’incisione di HOT SPACE. Mack (nell’ambiente ci si
riferiva a lui in questo modo ) viveva a Monaco e collaborava frequentemente
con Giorgio Moroder nei Musicland Studios della città, di proprietà dello
stesso Moroder.
Con i Queen la prassi era la
seguente: ogni giorno le session di registrazione iniziavano intorno alle due
del pomeriggio, senza sapere quando sarebbero terminate. A volte andavano
avanti per tutta la notte, fino alle prime ore del mattino. A seconda di quanto
prodotto in studio, la settimana lavorativa si protraeva ( e avveniva spesso )
senza interruzioni. La band si dedicava con grande fervore alle incisioni, ma
la composizione di pezzi nuovi si rivelava sempre un processo molto impegnativo
e non così spontaneo. E’ per questo che gli archivi dei Queen non contengono un
gran numero di brani inediti, anche se ai fan piacerebbe pensare il contrario.
di Peter Freestone
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