Freddie Mercury Bijou Italia

Un luogo dedicato al più grande Frontman di tutti i tempi, storia, curiosità, interviste e contenuti speciali con immagini inedite in memoria della più grande rockstar di tutti i tempi, l'unico.. l'inimitabile.. Freddie Mercury
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domenica 31 luglio 2016

Freddie una personalità sopra le righe

"FREDDIE MI COLPI' COME UNA PERSONALITA' SOPRA LE RIGHE, TROPPO INCREDIBILE PER ESSERE VERA; ERA OVVIO CHE SI CONSIDERASSE IL LEADER DEL GRUPPO, MA LA COSA NON SEMBRAVA INSUPERBIRLO. POSSEDEVA UNA TALE PERSONALITA', CHE IN UN BREVISSIMO LASSO DI TEMPO, RIUSCIVA A CONFONDERTI COMPLETAMENTE; PER QUANTO RIGUARDAVA LA MUSICA E LA PROPRIA CARRIERA, SAPEVA ESATTAMENTE COSA VOLEVA, ED ERA ASSOLUTAMENTE DETERMINATO A OTTENERLA: INSOMMA LA FRASE CHE MEGLIO POTREBBE DEFINIRLO POTREBBE ESSERE: ESTREMAMENTE FIDUCIOSO NEI PROPRI MEZZI, E LA COSA CHE NON POTEI FARE A MENO DI NOTARE FU CHE ANCHE GLI ALTRI SEMBRAVANO INFLUENZATI DA QUELLA SUA FIDUCIA. I QUEEN ERANO TALMENTE SICURI CHE CE L'AVREBBERO FATTA CHE... BE', ERA UNA COSA CHE NON AVEVO MAI VISTO".


Louie Austin, Produttore



venerdì 29 luglio 2016

Freddie e il Royal Ballet - il racconto di Wayne Eagling

" Conobbi Freddie nel periodo in cui stavo producendo un galà, volevo che il mio progetto venisse incontro a gusti non solo degli appassionati di danza classica, così andai a trovare il mio amico Joseph Lockwood, che oltre ad essere tesoriere della Royal Ballet allora era anche capo della Emi. In un primo momento gli chiesi se sarebbe stato possibile per me lavorare con Kate Bush, ma il manager di Kate non gradì l'idea, e così chiesi a Joseph di suggerirmi qualcun altro: gli ci vollero cinque minuti per farsi venire in mente Freddie Mercury, e fù lui che lo portò per la prima volta alla scuola di danza classica. Freddie arrivò che aveva già indosso la calzamaglia e le scarpette da ballo, tutti noi gli demmo un'occhiata e per poco non cascammo per terra stecchiti. Secondo me qualcuno del gruppo pensò che fosse arrivata chissà quale stella del balletto, PERCHE' IN EFFETTI DEVO DIRE CHE FREDDIE FECE DAVVERO UN INGRESSO IN GRAN STILE ". ( Wayne Eagling ). 


martedì 7 aprile 2015

Sono in realtà un musicista, solo momentaneamente in pausa, in attesa di sviluppi - L'arrivo di Freddie a Londra

" Freddie era molto pignolo sul suo aspetto. Era sempre lindo e curato, con i capelli tirati indietro, mentre i nostri coetanei portavano capelli lunghi e avevano un aspetto disordinato. Quando camminavamo in strada restavo sempre qualche passo indietro, perché non volevo far pensare alla gente che ci conoscessimo.
Ma cambiò look in fretta, passava ora allo specchio a pettinarsi i riccioli."
( Kashmira- sorella di Freddie )
A diciott'anni Freddie si trovò di fronte a un dilemma. Sebbene non vedesse l'ora di spiegare le ali e spiccare il volo, non aveva nessuna fonte di reddito, quindi dipendeva dai genitori ed era costretto a vivere con loro. Sapeva benissimo che la metropoli aveva molto da offrirgli, per cui si sentiva intrappolato e obbligato a contenersi.
" Nelle piccole città la gente ha difficoltà ad accettare chiunque si discosti dalla norma. Freddie era cresciuto a Zanzibar e in India, dunque sapeva benissimo tutto questo. Se sei nato in un posto del genere e dentro ti senti diverso, e sai che non saresti accettato, devi per forza trasferirti in città. Fu un fortuna per lui andare a Londra proprio a quell'età".
( James Saez - Produttore, autore, musicista ed ex fonico )
Sebbene molti suoi coetanei lavorassero e fossero già indipendenti, i genitori di Freddie vollero che il figlio proseguisse gli studi. Nessuna carriera in legge o economia, però: per sua stessa ammissione, Freddie non era abbastanza intelligente per l'università. Decise invece di sviluppare il suo talento artistico e nel 1966 si iscrisse all'Isleworth College per ottenere un esame di livello Advanced ( quello che permette l'accesso all'università in arte ). Quello stesso autunno passò all'Ealing College of Art, l'accademia d'arte di Ealing, per seguire un corso di grafica e illustrazione. L'avrebbe terminato nell'estate del 1969, a ventitré anni, conseguendo un diploma in arti grafiche. Lungi dall'essere l'equivalente di una laurea , il risultato non era paragonabile a quello dei suoi futuri compagni di gruppo.
" Sono andato a scuola con l'intenzione di prendermi un diploma, cosa che ho fatto", disse Freddie. " Poi volevo lavorare come illustratore, sperando di mantenermi come freelance. "
" Usciva molto e stava via tutta la notte. Con la mamma era un litigio costante. Lei lo assillava perché voleva essere sicura che studiasse fino alla laurea, ma lui era determinato a fare di testa sua. Ci sono state molte porte sbattute, ma quando Freddie ha poi avuto successo, la mamma fu molto orgogliosa."
( Kashmira )
Durante le vacanze scolastiche Freddie si guadagnava qualche soldo lavorando nel servizio catering dell'aeroporto di Heathrow e anche in un deposito di container nella zona industriale di Feltham.
Alle battute dei colleghi, che lo sfottevano per i suoi modi effeminati, rispondeva di essere in realtà un musicista, solo momentaneamente in pausa in attesa di sviluppi.
Vivere ai margini della città più elettrizzante del mondo lo rendeva irrequieto e ribelle. Desiderava più che mai andarsene di casa e presto cominciò a dormire in giro dagli amici, accampandosi sul sofà o a terra.

" Viveva come uno zingaro ", avrebbe ricordato Brian May.  Voleva tutto e lo voleva adesso ( come avrebbe cantato in seguito ), e "tutto" era proprio lì, sulla porta di casa sua: i negozi di abbigliamento, di dischi e di libri, di locali, i pub e le discoteche più in voga; Kensington Market e il famoso emporio di Biba divennero i suoi ritrovi abituali.


Tratto da I Will Rock You La biografia Definitiva

martedì 24 marzo 2015

A cena con Freddie - Il racconto di Peter Freestone

Al ristorante sceglievamo tra le proposte di cucina cinese, indiana, libanese e italiana. Freddie apprezzava molto la catena di locali cinese e Zen, e se desiderava un pasto di stampo indiano lo Shezan era una tappa obbligatoria. Si trovava in Cheval Place, alla fine di Montpellier Square, nel quartiere di Knightsbridge, ma ha chiuso i battenti. Il cibo indiano gli piaceva tantissimo, e quando lo Shezan cessò l'attività ripiegammo sul takeaway, a meno che non ci mettessimo a cucinare io e Joe. Il ristorante libanese in Kensington Hight Street lo incuriosì quando Freddie volle "provare qualcosa di nuovo".
Lo convincemmo anche ad assaggiare piatti della cucina thailandese, che allora stava affermandosi sul campo della ristorazione di matrice orientale. Gli preparammo zuppe con dosi abbondanti di citronella e di chili, dato che adorava quelle in scatola pronte da riscaldare della Tom Yum.
Pure il ristorante La Famiglia, a Chelsea, a un passo da Kings Road, figurava tra i preferiti dai tempi in cui con regolarità insieme a Straker e a Clodagh Wallace. A Covent Garden erano di suo gradimento Orso e Joe Allen's, rispettivamente in Weelington e in Exeter Street; l'ultimo era il ritrovo degli amici di Straker dopo le loro esibizioni nel West End, e Jimmy vi suonava il piano.
Di solito Freddie non portava mai con se la carta di credito, spettava a noi non lasciare a casa la sua American Express. Fu l'unica, non gliene servivano altre.
Dai gesti capivamo quando era il momento di chiedere il conto. Ce ne occupavamo io e Joe: controllavamo l'importo e pagavamo con la carta di Freddie. Quando la riportavamo con la ricevuta da firmare, gliela passavamo dopo aver aggiunto la mancia. Non dava un'occhiata alla cifra, se non quando gli segnalavamo qualche errore nel conto. A grandi linee sapeva sempre quanto gli sarebbe costata una cena: sembrava tutto il contrario, ma non amava le spese dissennate.


lunedì 16 febbraio 2015

Ho creato un mostro - Il racconto di una confessione intima tra Freddie e la gioralista Lesley Ann Jones

" Ho creato un mostro. Quel mostro sono io. Non posso incolpare nessun altro. E' ciò che volevo fin da piccolo. Avrei ammazzato per avere tutto questo. Qualsiasi cosa mi accada è colpa mia. E' ciò che volevo. E' quello che cerchiamo tutti: successo, fama, soldi, sesso, droga... tutto quel che vuoi. Io ce l'ho. Ma ora inizio a capire che anche se l'ho creato io, voglio sfuggirgli. Comincio a preoccuparmi, penso di non poterlo controllare tanto quanto lui controlla me.
Quando salgo sul palco, cambio, mi trasformo totalmente nel ' grande showman ', il migliore di tutti. E dico così perché sono costretto ad esserlo. Non potrei mai accontentarmi di essere secondo, piuttosto rinuncio. Devo pavoneggiarmi , devo afferrare il microfono in un certo modo. E mi piace farlo. Come mi piaceva guardare Jimi Hendrix  che spremeva il suo pubblico. Anche lui era così, e i suoi fan lo adoravano per questo. Ma lontano dal palco era abbastanza timido. Forse soffriva perché non volendo deludere le aspettative, anche lontano dai riflettori tentava di essere quel personaggio trasgressivo che in realtà non era.
Quando salgo lassù è come fare un'esperienza extracorporea. E' come se mi vedessi dall'altro e pensassi: Cazzo che figo. Poi mi rendo conto che sono io: Okay Freddie, adesso mettiamoci al lavoro...
Certo che è una droga.. Uno stimolante. Ma è difficile quando la gente mi riconosce per strada e vuole quello che ha visto lassù: il grande Freddie. Io non sono lui, sono molto più tranquillo. Allora cerchi di separare la tua vita privata da quella pubblica, altrimenti diventi schizofrenico. Temo che sia questo il prezzo da pagare... Non fraintendetemi, non sono un ' povero ragazzo ricco '. La musica è quello che mi tira giù dal letto la mattina. Sono davvero fortunato.


Tratto da I Will Rock You la biografia definitiva

giovedì 12 febbraio 2015

Freddie e il suo guardaroba

Il guardaroba di Freddie comprendeva un vasto assortimento di completi disegnati da David Chambers, ma in privato non si curava granché di cosa mettersi addosso. In casa gli piaceva ciondolare in felpa e pantaloni della tuta. Aveva le idee chiarissime sull'immagine da trasmettere sul palco, ma non badava alla moda e ai vestiti ricercati ( nella prima parte della carriera, i costumi di scena non differivano molto dalla sua mise quotidiana, lontano dai riflettori ). Non gli importava quali abiti andassero per la maggiore, né puntò mai a lanciare qualche trend. Si accontentava di stare comodo.
Negli ultimi anni di vita non si creò problemi a mangiare fuori o a recarsi al teatro in tuta, ma in precedenza per frequentare i club optava esclusivamente per una "divisa" a base di jeans, maglietta e giacca di pelle. Per lo più calzava scarpe da ginnastica, e disdegnava quelle pesanti. Un tempo adorava gli zoccoli, e nell'ultimo anno prima di passare a miglior vita gli fu impossibile portare scarpe di pelle perché gli provocavano un dolore lancinante

    

Di Peter Freestone 

mercoledì 28 gennaio 2015

Bolle di Sapone - Peter Freestone racconta i gusti di Freddie

Freddie adorava il profumo di Armani per uomo, Monsieur di Givenchy e L'Eau Dinamisante di Clarins, utilizzato sopratutto negli ultimi due o tre anni.
Un altro profumo che si portava sempre appresso, anche in tounrée, era l'Interdit di Givenchy; sembra che l'avessero creato per Audrey Hepburn, e Freddie se ne era innamorato subito. Ne apprezzava la fragranza, e non gli interessava che fosse destinato al gentil sesso. Come lo shampoo gli bastavano i prodotti in vendita al supermercato. Gli piaceva quello della Johnson & Johnson, che non irritava la sua capigliatura delicata.
Riguardo ai saponi, gradiva quelli di Roger & Gallet, sempre in varie profumazioni, ma più che altro teneva in bella vista e optava spesso per quello della Simple.


Adorava visitare il reparto profumi dei grandi magazzini, e di tanto in tanto ne usciva con un cestino pieno da regalare agli amici.
Freddie adorava gli asciugamani e la biancheria da bagno; preferiva gli asciugamani di grandi dimensioni, e ne aveva trovato un vasto assortimento a Monaco. Barbara Valentin conosceva gli indirizzi giusti per lo shopping, e gliene fece reperire alcuni con decorazioni esotiche larghi quasi quanto un lenzuolo. Nello stesso negozio comprò bellissime coperte: invece di metterle nel letto ci si avvolgeva mentre guardava la televisione. Anche se non aveva freddo, amava sentirsele addosso, morbidissime, fatte a mano, ornate con cerchi, righe e triangoli di colori vivaci su sfondo bianco.

venerdì 2 gennaio 2015

L'emozione del Live Aid - Il racconto di Peter Freestone

Freddie si sentiva agitato perché l'esibizione dei Queen era prevista di giorno. Non gli piacevano i concerti alla luce del sole: ci si doveva sbattere di più affinché gli spettatori potessero gustare la performance in ogni dettaglio, e la luce rendeva lo spettacolo meno affascinante ( i giochi dei riflettori diventavano quasi superflui ). Di giorno il make-up non riusciva a trasmettere e ad arricchire visivamente l'intensità con cui l'artista si offriva al suo pubblico. Chi stava sul poi non notava la differenza, ma gli spettatori si perdevano buona parte delle sottigliezze. In ogni caso, in scena Freddie dava tutto se stesso senza troppa attenzione ai dettagli, e lo mostrò quando si esibì. 
Gli altri artisti in cartellone, incuranti del "fattore luce", non avevano pensato a come neutralizzare gli effetti negativi. Freddie invece era consapevole, e in breve conquistò tutti - il pubblico e i presenti nel backstage - con la sua performance. Le riprese effettuate per la televisione non rendono minimamente l'idea dell'emozione che si provava dietro le quinte. Gli artisti in programma furono d'accordo che il concerto dei Queen era stato il clou della manifestazione.
Freddie sapeva di dover concentrare in venti minuti tutta l'energia che di solito investiva in spettacoli di due ore. Dal backstage fu straordinario assistere alla visione dello stadio pieno zeppo di gente che batteva le mani all'unisono durante l'esecuzione di Radio Ga Ga; chissà cosa deve aver provato Freddie, che dirigeva le danze: si sarà sentito al centro del mondo, perché quel giorno sembrava proprio che l'intero pianeta si fosse riunito con devozione per rendergli omaggio. 


domenica 28 dicembre 2014

Freddie e il tempo libero - racconto di Peter Freestone

Freddie odiava gli adulatori, i tirapiedi fautori del politically correct. Freddie stimava enormemente la gente spontanea, e si teneva stretti gli amici e i colleghi che non abbassavano la testa davanti a lui.
Magari ci litigava, ma poteva sapere davvero come la pensavano. Ecco perché la nostra collaborazione è andata avanti per tanto tempo. Per darvi un'idea di quanto a lungo durasse il rapporto con lo staff, io fui l'ultimo arrivato per ben sette o otto anni, fino a quando Terry si unì all'entourage.
Eravamo un gruppo affiatato, quando ci trovavamo in pubblico, si vedeva che avevamo una marcia in più.
Per certi versi Freddie era un privilegiato. La maggior parte di noi prende ogni giorno come viene, adattandosi alle circostanze. Lui invece era riuscito a pianificare nei dettagli tutta la sua esistenza, tutto ciò che desiderava.
Se mangiava fuori casa la sua meta era il ristorante italiano di fronte al Colherne, un pub in Brompton Road.

Dopo pranzo, per lo shopping si recava da Harrods; li trovava ogni volta qualcosa da acquistare e gli articoli in vendita erano un piacere per gli occhi. Adorava regalare acqua di colonia, e vi fece numerose spedizioni per procurarsi profumi prodotti dalle diverse case; i campioncini li donava ai conoscenti. Tutti erano oggetto di quelle attenzioni, anche le addette alle pulizie Gladys, Mary e Margie. Durante le compere si levava qualsiasi sfizio, mentre prodotti di uso quotidiano come sapone, olio da bagno, e il gel per doccia li lasciava prendere a noi. Amava la sensazione di morbidezza degli oli da bagno massaggiati sulla pelle.
Se cercava un regalo per un compleanno, da Lalique in New Bond Street andava a colpo sicuro.

 Lalique in New Bond Street 

Se era in zona non rinunciava quasi mai a una puntata da Tiffany, da Cartier e da Sotheby's. Dopo una mattinata trascorsa in quella casa d'asta faceva uno spuntino da Richoux in South Audley Street, con del welsh rarebit o con uno dei piatti del giorno a base di riso. Di pomeriggio, avrebbe puntato per un sandwich ed Early Grey, abitudine risalente all'epoca in cui John Reid curava gli interessi dei Queen. Freddie non usciva mai da Richoux senza due o tre scatole di cioccolatini Godiva. Dopo averci costretto a mangiarli, ne conservava le confezioni, che secondo me apprezzava quanto il loro contenuto, e alcune le metteva in bella vista.

Cioccolatini Godiva


Il fascino per le scatole toccava livelli inspiegabili.... Teneva moltissimo il modo in cui veniva presentato un prodotto, e aveva capito che parte dell'attrattiva esercitata dal cibo era dovuta all'aspetto. Non era seguace della nouvelle cousine, ma gli piaceva vedere la disposizione del cibo sui piatti. Pure quella era una manifestazione di talento artistico.



Tratto da - Freddie Mercury una biografia intima di Peter Freestone

sabato 20 dicembre 2014

Una band camaleontica

" Ho un grandissimo rispetto per la band dei Queen, soprattutto per come siano riusciti a trasformarsi da pura band di hard rock in una fenomenale band progressive, e dal modo in cui hanno saputo coniugare la musica classica all'hard rock.... e per come abbiano continuamente studiato la veste grafica. Bohemian Rhapsody per me, ha portato il rock a un altro livello. E poi i Queen erano super versatili, passavano da pezzi come Crazy Little Thing Called Love che era praticamente un pezzo degli anni '50, ad altri come Killer Queen e Tie Your Mother Down che erano veri e propri brani hard rock. Era fantastico vedere quella band continuare a trasformarsi e cambiare direzione nel corso degli anni "

Paul O'Neill, Trans Siberian Orchestra


" Alcune delle mie canzoni preferite, le uniche di cui conosco tutti i testi, sono dei Queen.... La mia preferita è sicuramente We Are The Champions. C'è qualcosa in quel pezzo di così potente... E quando la suonano in uno stadio o in un palazzo dello sport, la conoscono tutti. E' incredibile riuscire ad entrare nella storia in quel modo, una canzone che tutto il mondo conosce. Un'impresa pazzesca.

Lance Bass, NSYNC



giovedì 18 dicembre 2014

Un ottimo commesso

" Quando lavoravo con gli Yes, al nostro secondo o terzo album, probabilmente intorno al 1970, Freddie vendeva scarpe al mercato di Kingston. Il batterista Bill Bruford ed io andavamo lì a comprare gli stivali, quel negozio vendeva ottimi stivali da rock'n'roll. Ricordo che Freddie si chinava a terra mentre io provavo gli stivali, mi palpava i piedi per vedere se il numero era giusto, e diceva: " Io e i miei amici suoniamo, vogliamo fondare una band e avere successo." Ovviamente lo trattavo con un po di condiscendenza, gli dicevo: " Bè, buona fortuna" e non pensavo certo che il commesso del negozio di scarpe sarebbe diventato Freddie Mercury"

 ( Chris Squire, Yes )


martedì 16 dicembre 2014

John Reid racconta..

 "Cercai di far capire a Freddie che era da pazzi proporre Bohemian Rhapsody come prossimo singolo, perché secondo me li avrebbero affossati del tutto, e in effetti in privato John Deacon mi disse di essere d'accordo con me. Freddie, Brian e Roger invece, erano assolutamente convinti della necessità di affermare la credibilità del gruppo, e rimasero saldi sulle proprie posizioni. A distanza di qualche tempo mi resi conto che.. stavo ascoltando il miglior brano musicale che avessi mai sentito". 
( John Reid, manager dei Queen )


mercoledì 19 novembre 2014

Le Parole di Kurt Cobain nella sua lettera del suicidio 1994

 "Da troppi anni, ormai, non provo più esaltazione ascoltando musica, o creando musica, o scrivendo davvero qualcosa, e per questo mi sento in colpa al di là di quanto le parole possano spiegare. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento alzarsi il ruggito della folla, io non provo dentro di me quello che provava un artista come Freddie Mercury, che sembrava amare e trarre energia dall’amore del suo pubblico, cosa per cui lo ammiravo e lo invidiavo." 
( post realizzato dall'amministratrice della nostra pagina facebook Jennifer)

martedì 18 novembre 2014

Le parole di Corey Taylor

" Invecchiando mi sono sempre più appassionata alla musica dei Queen, e ho imparato ad apprezzare le melodie assolutamente incredibili... E' uno di quei casi in cui dici : Cazzo, vorrei aver ascoltato sta roba prima. Credo che Freddie Mercury sia stato uno dei migliori cantanti che siano mai esistiti. Credo che se vedesse molta roba che viene prodotta oggi creperebbe dalle risate, perché gli sembrerebbe ridicola. Eppure per molta di quella gente resterebbe un Dio, perché era un grandissimo frontman, insomma, un artista incredibilmente dotato." 

Corey Taylor, Slipknot


martedì 11 novembre 2014

le parole di Elton John

"Freddie Mercury è stato un frontman molto innovativo.. Era davvero un buon amico, era simpatico e senza freni. Mi mancherà, a tutti mancherà, per la sua musica, per la sua umanità. Ma quello che conta è che abbiamo la sua musica a ricordarcelo. Ci ricorderà sempre che Freddie Mercury era qualcosa di speciale." 

                                                                      Elton John



giovedì 30 ottobre 2014

Freddie era come un pavone in embrione

" Freddie era come un pavone in embrione! Il suo aspetto esteriore lo ossessionava e doveva essere sempre vestito e acconciato in maniera impeccabile. Aveva l'aria di chi era già una star e quando faceva le 'vasche' in Kensington Market aveva questa piccola frivola mania (this little pom-pom thing) di battere sulla spalla del primo che gli capitava a tiro, dicendogli "oh, colpito".
Ci diceva:"ieri ho visto Planty (Robert Plant)", al che noi: "E che ti ha detto?", e lui: "oh, niente, però l'ho visto!".
Gli Zeppelin erano il nostro mito e, poiché avevano già l'aspetto di una rock band prima di fare davvero i musicisti, la gente domandava sempre a Freddie: "Sei una rockstar?" e lui: "sicuro, siamo gli Zeppelin".
Quando qualcuno mi chiedeva se il successo avesse cambiato Freddie, io ho sempre risposto "per niente, è sempre stato così". Nella sua mente è sempre stato una star. Un'irripetibile star."



Le Parole di Annie Lennox

"Per me lui è il simbolo di un'epoca in cui la gente non aveva paura di vivere in pieno la vita; gli anni '70 con l'esplosione della stravaganza rock.Forse non vivremo più tempi simili,ma a quello stile è legato un glorioso spirito di ribellione,di libertà,che rappresenta l'intera anima del Rock'n Roll." 
                                                                 
                                                                      Annie Lennox


lunedì 27 ottobre 2014

Billy Squier e la sua collaborazione con Freddie

La prima volta che incontrai la band fu a Boston nel 1974, la loro prima volta negli States. Erano un bel gruppetto ordinato: gentili, educati, riservati ( magari non tanto sul palco ).
La mia prima collaborazione con i membri della band fu per Emotions in Motions, nel 1982. Freddie e Roger si trovavano a New York e passarono dai Power Station, dove stavo lavorando insieme a Reinhold Mack ( co-produttore e tecnico del suono di The Game ). Stavamo suonando Emotion e subito Freddie volle incidere la parte in cui respira affannosamente. Non ho mai più incontrato qualcuno spontaneamente geniale come Freddie Mercury. La sua creatività era strabordante.
La collaborazione più memerabile fu proprio quella a Londra con Freddie, quando stavo registrando Enough is Enough. Facemmo insieme due pezzi. "Love Is The Hero" era praticamente finita quando gliela feci ascoltare nella sua casa di Earls Court, nella primavera del 1986. All'alba, si mise al piano e suonò un'intro completamente diversa per la canzone, che mi fece cadere dalla sedia. Mai visto niente di simile, quel momento rimarrà per sempre scolpito nella mia mente. Dal momento che non c'era niente a portata di mano per registrare, toccava a me ricordare quello che aveva appena suonato fino alla sera successiva, quando riuscii a portarlo in studio per incidere tutto a dovere. La Capital, temendo un possibile conflitto d'immagine, scelse di tener fuori quel piccolo capolavoro dell'album, ma nel pezzo è incluso nella mia antologia Reach For The Sky e nel cofanetto dedicato a Freddie Mercury. Nel corso della canzone si sente anche il duetto tra la voce di Freddie e la mia.
"Lady With The Tenor Sax" è un'altra eccezione estemporanea. Freddie se ne uscì dal nulla con quel titolo e ci aggiunse di getto qualche frase cantata. Poi toccò a me mettere insieme i vari frammenti di testo e inserire le parti di collegamento. Speravo che cantasse lui il finale, ma non ne volle sapere: "Canti molto meglio tu di me," mi disse. La mia performance è ispirata dal suo cantato originale e dal suo incoraggiamento. Era magico lavorare con Freddie, ed era uno spasso anche stargli vicino. Mi manca tantissimo.

                                                                       

Billy Squier

Love Is The Hero

sabato 25 ottobre 2014

La carriera solistica di Freddie e le parole di Brian.. Freddie non era un cantante comune

 La maggior parte di questi lavori rappresenta il tentativo di Freddie di staccarsi dai Queen, sebbene nessuno di noi ci sia mai davvero riuscito. Ascoltare questi pezzi mi ha dato la possibilità di vedere quel grande uomo con occhi nuovi, diversi, di vedere una persona il cui potere creativo ci era così familiare come parte del motore che faceva andare avanti i Queen. Diventa più evidente la sua capacità di rivolgersi verso direzioni meno banali, la sua sconcertante facilità di scivolare senza sforzo tra chiavi correlate, il suo intuito per le melodie. Freddie non era un cantante comune. Grandi luminari come Elvis o Sinatra erano soprattutto interpreti di canzoni scritte da altri. Freddie, al contrario cantava con gioia e una spontaneità che scaturivano dal suo saper cogliere l'ispirazione nell'aria o, semplicemente, dal proprio cuore. Non ho mai conosciuto altri che riuscissero a combinare l'arte dello scrivere canzoni con una capacità interpretativa così strabiliante. 

                                                                      Brian May

domenica 19 ottobre 2014

Quel che mi piace davvero di loro è che se ne fregavano alla grande..

.. E musicalmente sono un fenomeno. Freddie Mercury era un cantante straordinario, tutti e quattro sono grandi musicisti; spesso li ascolti e dici: Oh mio Dio, questa band tirava fuori tutto quel che aveva.

                                                            Wayne Coyne, Flaming Lips