"La gente pensa che io sia un vero... inizia con la "s", ma non lo posso dire... e non è "serafino"! E' molto difficile avere a che fare con me e, per alcune persone io sono una zoccola. In realtà mi piace essere una zoccola. Mi piace essere circondato da zoccole. Di certo non vado alla ricerca delle persone più perfette, perché le troverei noiose. Sono un animale da preda che gira in città, e mi piace godermi la vita. Ma adesso in realtà sto più attento a far sì che la gente si renda conto che sono una persona normale. E' brutto quando qualcuno pensa: " Oh, Freddie Mercury, non mi rivolgerà la parola!". Ma vedete, è una linea di confine sottile, perché quando la gente crede che nonostante tutto i soldi e quel successo tu sia ancora uno come gli altri, poi si approfitta di te. E allora devi fermarti e dire: "Sono pur sempre una cazzo di star, dovete avere rispetto per me, ma posso comunque bermi una tazza di tè e fare quattro salti con voi". E' solo questione di disciplina.
Sono senza dubbio una persona vistosamente esibizionista, e mi piace vivere la vita. Sicuramente lavoro duro per farlo, e voglio godermela. Potrebbe non capitarmi un'altra volta, e quindi voglio divertirmi un po'. Adesso non ho paura di fare quello che voglio e non sono preoccupato delle figuracce. Se cado in un secchio della spazzatura, cosa che mi è capitata diverse volte, non me ne preoccupo, dal momento che mi sto divertendo.
La noia e la monotonia sono le principali malattie del mondo, cari miei. Non potreste mai dire che la vita con me è noiosa. L'eccesso fa parte della mia natura, e ho proprio bisogno del pericolo e dell'eccitazione. Mi hanno messo spesso in guardia dall'andare in certi locali perché erano troppo pericolosi. Ma per me è una goduria. Non ho mai avuto paura di mettermi in una situazione di rischio. Non sono fatto per starmene seduto a guardare la televisione. Mi piace moltissimo circondarmi di persone strane e interessanti, perché mi fanno sentire più vivo. La gente troppo normale mi annoia da morire. Mi piacciono moltissimo le persone stravaganti. Sono per natura irrequieto e molto irritabile, e quindi non sarei un buon padre di famiglia".
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lunedì 20 aprile 2015
martedì 31 marzo 2015
Facciamo musica in uno stile diverso da chiunque altro.
Sono molto orgoglioso di essere ancora in pista dopo tanto tempo, di vendere ancora dischi, e di essere ancora una presenza con la quale bisogna fare i conti. Non me l'aspettavo. Ne sono orgoglioso, e anche stupito. Si sente dire di gente che creativamente non ha più niente da esprimere, io invece sono molto soddisfatto di essere ancora capace di proporre cose diverse, nuove canzoni e nuove idee, dopo tanto tempo. Ormai siamo arrivati al punto di essere troppo vecchi per scioglierci. Riuscite a immagine l'idea di mettere su una nuova band a quarant'anni? sarebbe sciocco, non credete?
Oggi facciamo musica in stile diverso da quello di chiunque altro. E' andata così. Facciamo a modo nostro, perché è il modo in cui crediamo. Penso anzi che i Queen oggi abbiano nuove prospettive. Dopo tanti anni pensavo che la gente si sarebbe dimenticata di noi, ma recentemente c'è stata come una rinascita. Pensare che piaci ancora alla gente ti dà una spinta supplementare, ed è quella che ti fa continuare ad andare avanti. Proprio come ho detto sul palco... finché voi stronzi non la smetterete di comprare i nostri dischi, resteremo qui. Se ci vorrete, saremo qui.
Il punto sta nell'arrivare a rendersi conto che un giorno o l'altro potrebbe essere tutto finito, e che più andiamo avanti, più quel momento si avvicina. In un angolo della mia mente so che finirà, com'è logico, e che ormai potrebbe finire da un momento all'altro. Ed è questa la mia motivazione più forte. Questa convinzione mi dà più spinta di qualsiasi altro pensiero.
Oggi facciamo musica in stile diverso da quello di chiunque altro. E' andata così. Facciamo a modo nostro, perché è il modo in cui crediamo. Penso anzi che i Queen oggi abbiano nuove prospettive. Dopo tanti anni pensavo che la gente si sarebbe dimenticata di noi, ma recentemente c'è stata come una rinascita. Pensare che piaci ancora alla gente ti dà una spinta supplementare, ed è quella che ti fa continuare ad andare avanti. Proprio come ho detto sul palco... finché voi stronzi non la smetterete di comprare i nostri dischi, resteremo qui. Se ci vorrete, saremo qui.
Il punto sta nell'arrivare a rendersi conto che un giorno o l'altro potrebbe essere tutto finito, e che più andiamo avanti, più quel momento si avvicina. In un angolo della mia mente so che finirà, com'è logico, e che ormai potrebbe finire da un momento all'altro. Ed è questa la mia motivazione più forte. Questa convinzione mi dà più spinta di qualsiasi altro pensiero.
lunedì 16 marzo 2015
"Siamo quattro galli da combattimento" - Intervista a Freddie Mercury estate 1984
Raccontaci un pò quello che succede quando vi ritrovate tutti e quattro in studio, ciascuno arriva col suo materiale che ovviamente vuole registrare?
" Già, è la situazione che si verifica ogni volta, sembra di stare ai combattimenti tra galli... Già, galli da combattimento! Buffo no?!... Ma quello che è più buffo è che è sempre stato così, tra noi, fin da quando ci siamo conosciuti. Roba da non crederci... Quando ci vede litigare, la gente pensa: " Ok, adesso stanno litigando, ma non sarà mica sempre così, no?". Invece è sempre così, e lo è da sempre. Ci conosciamo fin dai tempi dell'università, e abbiamo litigato sulle idee musicali, su quelle organizzative, su quelle di immagine, su tutto; abbiamo quattro personalità diverse e tutte altrettanto forti, quindi litighiamo di continuo. Però io credo che le liti abbiano contribuito a farci restare uniti... Molte volte le band si sciolgono perché c'è un unico individuo-leader della personalità molto spiccata, e gli altri finiscono per sentirsi messi in disparte: così prima o poi vanno a cercarsi altre situazioni, per fare altre esperienze e uscire dall'isolamento. Invece noi quattro siamo davvero... beh, non so esattamente cosa siamo, però so che siamo molto individualisti e caratteriali, e litighiamo sempre... Siamo rimasti insieme perché nessuno di noi ha mai desiderato andarsene. E poi, mollare tutto, è una scelta da vigliacchi, e non siamo affatto dei vigliacchi. Così continueremo a fare la nostra musica, e finché il pubblico continuerà a comprarla, tutto proseguirà così. Quando la gente smetterà di comprare i nostri dischi, io mi metterò a fare qualcos'altro... Magari farò lo spogliarellista!".
" Già, è la situazione che si verifica ogni volta, sembra di stare ai combattimenti tra galli... Già, galli da combattimento! Buffo no?!... Ma quello che è più buffo è che è sempre stato così, tra noi, fin da quando ci siamo conosciuti. Roba da non crederci... Quando ci vede litigare, la gente pensa: " Ok, adesso stanno litigando, ma non sarà mica sempre così, no?". Invece è sempre così, e lo è da sempre. Ci conosciamo fin dai tempi dell'università, e abbiamo litigato sulle idee musicali, su quelle organizzative, su quelle di immagine, su tutto; abbiamo quattro personalità diverse e tutte altrettanto forti, quindi litighiamo di continuo. Però io credo che le liti abbiano contribuito a farci restare uniti... Molte volte le band si sciolgono perché c'è un unico individuo-leader della personalità molto spiccata, e gli altri finiscono per sentirsi messi in disparte: così prima o poi vanno a cercarsi altre situazioni, per fare altre esperienze e uscire dall'isolamento. Invece noi quattro siamo davvero... beh, non so esattamente cosa siamo, però so che siamo molto individualisti e caratteriali, e litighiamo sempre... Siamo rimasti insieme perché nessuno di noi ha mai desiderato andarsene. E poi, mollare tutto, è una scelta da vigliacchi, e non siamo affatto dei vigliacchi. Così continueremo a fare la nostra musica, e finché il pubblico continuerà a comprarla, tutto proseguirà così. Quando la gente smetterà di comprare i nostri dischi, io mi metterò a fare qualcos'altro... Magari farò lo spogliarellista!".
venerdì 27 febbraio 2015
Ci piace essere eccessivi - New Musical Express - giugno 1977
" Voglio che la mia musica sia anche spettacolare, e quindi che possa interagire con tutto il possibile: costumi di scena, luci, eccetera. Tutto devo progredire in armonia con la musica. E per dirlo in altri termini: se sento che la nostra musica ha raggiunto la maturità ed è diventata più sofisticata, sento che altrettanto deve diventate il nostro show. Le nostre canzoni avevano bisogno di una interpretazione formale nuova, ed è proprio quello che stiamo tentando di fare. Di sicuro ci piace essere eccessivi e anche buona parte della nostra musica lo è. Niente potrebbe essere più deludente di una musica ultrapotente presentata da una band non all'altezza di quei suoni. Trovare un equilibrio è fondamentale.
Quando ci siamo resi conto che la nostra musica era bizzarra, possente... chiamala come vuoi.., il senso rimane lo stesso.., abbiamo capito che ci serviva un nuovo modo di portarla sul palco. E se c'è un modo diverso per raggiungere lo scopo, vi prego ditemelo subito..."
Quando ci siamo resi conto che la nostra musica era bizzarra, possente... chiamala come vuoi.., il senso rimane lo stesso.., abbiamo capito che ci serviva un nuovo modo di portarla sul palco. E se c'è un modo diverso per raggiungere lo scopo, vi prego ditemelo subito..."
martedì 24 febbraio 2015
Le parole di Freddie sul Live Aid - Intervista di David Wigg
"Suoneremo dei pezzi con cui le persone possono identificarsi, vogliamo trasformare questo evento in una festa."
Poi parlarono degli interventi del Live Aid e dell'infanzia di Freddie. Disse che la prima volta che si era reso conto di essere più fortunato di altri bambini era stato nel collegio inglese in India, dove terribili condizioni di vita dei poveri erano proprio sotto i suoi occhi di ragazzino.
"Ma di certo non faccio questo per un senso di colpa. Se fosse così, il problema resterebbe comunque. Purtroppo è una cosa che esisterà sempre. L'idea alla base di questo evento è costringere il mondo ad accorgersi che queste cose continuano a succedere. Con questo concerto stiamo facendo qualcosa di concreto che aiuterà la gente a guardare, ascoltare e, speriamo donare. Se ci sono persone che muoino di fame, è un problema di tutti."
Freddie confessò all'amico che quando aveva visto un servizio sui milioni di africani che perdevano la vita per l'inedia aveva dovuto spegnere la televisione.
"E' troppo sconvolgente, non riesco a guardare quelle cose. Talvolta mi sento impotente e questa è un'occasione per fare la mia parte. Bob è stato magnifico, perché ha dato il via a tutto. Sono sicuro che ciascuno di noi aveva le potenzialità per tirar fuori una cosa del genere, ma c'è voluto uno come lui per mettere in moto la macchina e riunirci tutti quì".
Poi parlarono degli interventi del Live Aid e dell'infanzia di Freddie. Disse che la prima volta che si era reso conto di essere più fortunato di altri bambini era stato nel collegio inglese in India, dove terribili condizioni di vita dei poveri erano proprio sotto i suoi occhi di ragazzino.
"Ma di certo non faccio questo per un senso di colpa. Se fosse così, il problema resterebbe comunque. Purtroppo è una cosa che esisterà sempre. L'idea alla base di questo evento è costringere il mondo ad accorgersi che queste cose continuano a succedere. Con questo concerto stiamo facendo qualcosa di concreto che aiuterà la gente a guardare, ascoltare e, speriamo donare. Se ci sono persone che muoino di fame, è un problema di tutti."
Freddie confessò all'amico che quando aveva visto un servizio sui milioni di africani che perdevano la vita per l'inedia aveva dovuto spegnere la televisione.
"E' troppo sconvolgente, non riesco a guardare quelle cose. Talvolta mi sento impotente e questa è un'occasione per fare la mia parte. Bob è stato magnifico, perché ha dato il via a tutto. Sono sicuro che ciascuno di noi aveva le potenzialità per tirar fuori una cosa del genere, ma c'è voluto uno come lui per mettere in moto la macchina e riunirci tutti quì".
domenica 15 febbraio 2015
Conferenza stampa dei Queen per il tour europeo - Monaco, luglio 1984
Un articolo della rivista " Rolling Stones " riguardante la tournée dei Queen in Argentina ( del marzo 1981 ) vi ha definiti " la prima rock band genuinamente fascista"... Qual'è il vostro commento?
Freddie: " Oh, caro! Noooooooo! Vabbè, spiegami un pò, cosa volevi sapere? ".
Non so, lo chiedo a voi...
Freddie: " Parecchi giornalisti sono venuti in Argentina da ogni parte del mondo solo per vederci suonare. Non l'aveva mai fatto nessuno, prima di allora, e il caso ha voluto che siamo stati accolti benissimo dal pubblico locale.... Poi, a San Paolo del Brasile abbiamo suonato per 120 mila persone la prima sera, e per 130 mila la seconda. Non era come stare in America del Nord: per loro era tutta una novità, non c'era mai stato niente di simile, e non c'era un minimo di organizzazione. La folla avrebbe potuto diventare ingovernabile, così per il servizio d'ordine hanno ingaggiato gli Squadroni della morte..."
Gli squadroni della morte?!
Freddie: " Si, quella specie di Polizia superviolenta, che ammazza la gente al minimo movimento imprevisto... Ci hanno portato in giro da un posto all'altro a bordo di veicoli blindati, di quelli che vengono usati negli scontri di piazza. Quando i giornalisti hanno visto queste cose, l'hanno buttato in politica.
La musica non ha niente a che fare con tutto questo. Mi spiego; prima che noi salissimo sul palco, la davanti c'era in intero esercito con le baionette innestate - caso mai ce ne fosse stato il bisogno... Pensavamo che chiunque era in grado di riunire una folla simile, poi avrebbe potuto sfruttarla politicamente. Mi hanno anche implorato di non cantare Don't Cry For Me Argentina..."
Vi fa piacere che migliaia di persone invochino il vostro nome?
Freddie: " Ma certo, è una meraviglia! E' pura adrenalina, tutto assolutamente fantastico... Però di colpo mi è venuto da pensare: " con tutto questo potere, potrei distruggere tutto!" Ma non c'è pericolo; non sono un amante della distruzione, sono una persona troppo bella per una cosa del genere, carino, sono troppo buono! "
Freddie: " Oh, caro! Noooooooo! Vabbè, spiegami un pò, cosa volevi sapere? ".
Non so, lo chiedo a voi...
Freddie: " Parecchi giornalisti sono venuti in Argentina da ogni parte del mondo solo per vederci suonare. Non l'aveva mai fatto nessuno, prima di allora, e il caso ha voluto che siamo stati accolti benissimo dal pubblico locale.... Poi, a San Paolo del Brasile abbiamo suonato per 120 mila persone la prima sera, e per 130 mila la seconda. Non era come stare in America del Nord: per loro era tutta una novità, non c'era mai stato niente di simile, e non c'era un minimo di organizzazione. La folla avrebbe potuto diventare ingovernabile, così per il servizio d'ordine hanno ingaggiato gli Squadroni della morte..."
Gli squadroni della morte?!
Freddie: " Si, quella specie di Polizia superviolenta, che ammazza la gente al minimo movimento imprevisto... Ci hanno portato in giro da un posto all'altro a bordo di veicoli blindati, di quelli che vengono usati negli scontri di piazza. Quando i giornalisti hanno visto queste cose, l'hanno buttato in politica.
La musica non ha niente a che fare con tutto questo. Mi spiego; prima che noi salissimo sul palco, la davanti c'era in intero esercito con le baionette innestate - caso mai ce ne fosse stato il bisogno... Pensavamo che chiunque era in grado di riunire una folla simile, poi avrebbe potuto sfruttarla politicamente. Mi hanno anche implorato di non cantare Don't Cry For Me Argentina..."
Vi fa piacere che migliaia di persone invochino il vostro nome?
Freddie: " Ma certo, è una meraviglia! E' pura adrenalina, tutto assolutamente fantastico... Però di colpo mi è venuto da pensare: " con tutto questo potere, potrei distruggere tutto!" Ma non c'è pericolo; non sono un amante della distruzione, sono una persona troppo bella per una cosa del genere, carino, sono troppo buono! "
venerdì 23 gennaio 2015
INTERVISTA MELODY MAKER, MAGGIO 1981
MOLTISSIME BAND SI SONO LANCIATE ALLA CONQUISTA DELLA VETTA E NON CE L'HANNO FATTA: COS'E' CHE LO HA PERMESSO A VOI?
" BISOGNA AVERE UN PO' DI ARROGANZA, MOLTA FIDUCIA IN SE STESSI E UN'ASSOLUTA DETERMINAZIONE, OLTRE ALLE QUALITA' PIU' OVVIE, CIOE' QUELLE MUSICALI. L'ARROGANZA E' UN OTTIMA COSA QUANDO SI COMINCIA, PERCHE' FA SI' CHE TU TI DICA CHE DIVENTERAI IL NUMERO UNO, E NON IL NUMERO DUE. SPERA TUTTO IL POSSIBILE E RAGGIUNGERAI LA VETTA. DENTRO DI NOI C'ERA TUTTO QUESTO, E POI AVEVAMO ANCHE DEGLI EGO GIGANTESCHI.
SEI TU IL LEADER DELLA BAND?
"NO".
IL CANTANTE SOLISTA, DI SOLITO, LO E'....
" AH SI, HAI TEMPI CHE FURONO... OGGI CHI STA NELLA MIA POSIZIONE SI DEFINISCE "PUNTO FOCALE", CARINO. SALVO SE TI CHIAMI ROD STEWART E HAI UNA BAND DI ACCOMPAGNAMENTO; MA DI FREDDIE MERCURY E LA SUA BAND DI ACCOMPAGNAMENTO PROPRIO NON SE NE PARLA. SE SI ANALIZZA LA SITUAZIONE, SI VEDE CHE SIAMO NOI QUATTRO INSIEME CHE FACCIAMO GIRARE LE COSE. OGNUNO FA IL 25 PER CENTO, E IO SONO SOLO QUELLO CHE STA LA' DAVANTI, ECCO TUTTO ".
" BISOGNA AVERE UN PO' DI ARROGANZA, MOLTA FIDUCIA IN SE STESSI E UN'ASSOLUTA DETERMINAZIONE, OLTRE ALLE QUALITA' PIU' OVVIE, CIOE' QUELLE MUSICALI. L'ARROGANZA E' UN OTTIMA COSA QUANDO SI COMINCIA, PERCHE' FA SI' CHE TU TI DICA CHE DIVENTERAI IL NUMERO UNO, E NON IL NUMERO DUE. SPERA TUTTO IL POSSIBILE E RAGGIUNGERAI LA VETTA. DENTRO DI NOI C'ERA TUTTO QUESTO, E POI AVEVAMO ANCHE DEGLI EGO GIGANTESCHI.
SEI TU IL LEADER DELLA BAND?
"NO".
IL CANTANTE SOLISTA, DI SOLITO, LO E'....
" AH SI, HAI TEMPI CHE FURONO... OGGI CHI STA NELLA MIA POSIZIONE SI DEFINISCE "PUNTO FOCALE", CARINO. SALVO SE TI CHIAMI ROD STEWART E HAI UNA BAND DI ACCOMPAGNAMENTO; MA DI FREDDIE MERCURY E LA SUA BAND DI ACCOMPAGNAMENTO PROPRIO NON SE NE PARLA. SE SI ANALIZZA LA SITUAZIONE, SI VEDE CHE SIAMO NOI QUATTRO INSIEME CHE FACCIAMO GIRARE LE COSE. OGNUNO FA IL 25 PER CENTO, E IO SONO SOLO QUELLO CHE STA LA' DAVANTI, ECCO TUTTO ".
martedì 30 dicembre 2014
Contano solo lo spettacolo e il pubblico
" Puoi suonare bene quando combatti per emergere e puoi suonare altrettanto bene quando hai già avuto successo. La differenza è tra le due situazioni. Mi spiego: quando salgo sul palco, ricco o morto di fame che sia, intendo dare tutto me stesso. Voglio salire lassù e morire per lo show! Che io abbia una gamba rotta o un milione di sterline, oppure sia pieno di debiti, voglio solo esibirmi. Hai l'influenza e allora? Vai la fuori e dimostra chi sei, tira fuori quello che hai dentro di te, contano solo lo spettacolo e il pubblico......"
Freddie Mercury
sabato 20 dicembre 2014
Una piramide a Londra
"Quando passerò a miglior vita, mi piacerebbe essere sepolto con tutti i miei tesori, proprio come i Faraoni. Se fosse possibile, mi farei costruire una grande piramide nel cuore di Londra, e mi ci farei seppellire - sarebbe il degno coronamento della mia vita da Regina..."
martedì 9 dicembre 2014
La noia non fa per me
" La noia e la monotonia sono le principali malattie del mondo, cari miei. Non potreste mai dire che la vita con me è noiosa. L'eccesso fa parte della mia natura, e ho proprio bisogno del pericolo e dell'eccitazione. Mi hanno messo spesso in guardia nell'andare in certi locali perché erano troppo pericolosi. Ma per me è una goduria. Non ho mai avuto paura di mettermi in una situazione di rischio. Non sono fatto per starmene seduto a guardare la televisione. Mi piace moltissimo circondarmi di persone strane e interessanti, perché mi fanno sentire sempre più vivo. La gente troppo normale mi annoia da morire. Mi piacciono moltissimo le persone molto stravaganti. Sono per natura irrequieto e molto irritabile, e quindi non sarei un buon padre di famiglia.
lunedì 24 novembre 2014
C'est la vie
" Non ho nessuna intenzione di cambiare il mondo. Per me la cosa più importante è la felicità, essere felice e divertirmi. Se sono contento lo si vede dal mio lavoro. Mi interesso a tutto, ma alla fine faccio le cose come mi sento di farle. Ascolto i consigli, ma non posso far retta a tutti, altrimenti non sarei più io.
In fondo, sei tu il tuo capo, e sei tu che comandi: ed è una posizione di grande vulnerabilità. La mia vita è questa, il capo sono io e sono capace di essere solo così. Ascolto le critiche e i suggerimenti, ma sono io che devo decidere. Alla fine, la responsabilità degli errori è mia, sono io che me ne devo scusare. Non posso gettare le responsabilità su qualcun'altro. Mi piace avere la convinzione di essere stato coerente con me stesso, e per quel che mi riguarda voglio proprio riuscire a godermi la vita nel modo più divertente possibile, negli anni che mi restano.
La mia musica supererà la prova del tempo? Non me ne frega un cazzo. Io non ci sarò più, per preoccuparmene. Fra vent'anni.. sarò morto, cari miei. Ma scherzate?
Non mi aspetto di vivere fino a tarda età, e oltretutto non me ne importa niente. Sicuramente non aspiro a vivere fino a settant'anni. Sarebbe così noioso.. Sarò morto e sepolto ben prima di quell'età. Non ci sarò più. Starò cominciando a vivere la mia vita da qualche altra parte, coltiverò i miei melograni.
Non voglio essere un peso per gli altri. Mi piacerebbe sapere di essermene andato senza essere stato di peso a qualcuno, e non lo dico per degnazione. Proprio non voglio.Sono sincero. Mi piacerebbe morire quando sono ancora al massimo.
Quando sarò morto, voglio essere ricordato come un grande musicista capace e valido. Non so come sarò ricordato. Non ci ho pensato, a quando sarò morto e sepolto. No, non ci ho pensato. Non sto a domandarmi " Dio mio, quando sarò morto si ricorderanno di me?". Fatti loro. Quando sarò morto, a chi importerà? A me no di sicuro!".
In fondo, sei tu il tuo capo, e sei tu che comandi: ed è una posizione di grande vulnerabilità. La mia vita è questa, il capo sono io e sono capace di essere solo così. Ascolto le critiche e i suggerimenti, ma sono io che devo decidere. Alla fine, la responsabilità degli errori è mia, sono io che me ne devo scusare. Non posso gettare le responsabilità su qualcun'altro. Mi piace avere la convinzione di essere stato coerente con me stesso, e per quel che mi riguarda voglio proprio riuscire a godermi la vita nel modo più divertente possibile, negli anni che mi restano.
La mia musica supererà la prova del tempo? Non me ne frega un cazzo. Io non ci sarò più, per preoccuparmene. Fra vent'anni.. sarò morto, cari miei. Ma scherzate?
Non mi aspetto di vivere fino a tarda età, e oltretutto non me ne importa niente. Sicuramente non aspiro a vivere fino a settant'anni. Sarebbe così noioso.. Sarò morto e sepolto ben prima di quell'età. Non ci sarò più. Starò cominciando a vivere la mia vita da qualche altra parte, coltiverò i miei melograni.
Non voglio essere un peso per gli altri. Mi piacerebbe sapere di essermene andato senza essere stato di peso a qualcuno, e non lo dico per degnazione. Proprio non voglio.Sono sincero. Mi piacerebbe morire quando sono ancora al massimo.
Quando sarò morto, voglio essere ricordato come un grande musicista capace e valido. Non so come sarò ricordato. Non ci ho pensato, a quando sarò morto e sepolto. No, non ci ho pensato. Non sto a domandarmi " Dio mio, quando sarò morto si ricorderanno di me?". Fatti loro. Quando sarò morto, a chi importerà? A me no di sicuro!".
Freddie Mercury
venerdì 21 novembre 2014
Intervista "Circus" aprile 1975 di Scott Cohen
Cominciamo dall'inizio, a Zanzibar.
"Zanzibar? Beh, ci sono nato. Ci sono rimasto per tre o quattro anni, poi mi sono trasferito in Inghilterra. Non c'è molto da fare a Zanzibar".
Sto cercando di visualizzarlo. Ci sono le palme?
"Beh, sì, è un Paese tropicale. E' al largo della costa orientale dell'Africa. Era lì che stavano i miei genitori. Mio padre lavorava per il governo. Era stato mandato in quel posto, e lì sono nato io. Poi siamo tornati a Londra, e da allora ho sempre vissuto qui".
Quale genere di musica si ascolta a Zanzibar?
"Per quello che posso ricordarmi, mi sembra che ascoltassero Elvis Presley e Bill Haley. Ma sono sicuro che dopo hanno ascoltato i Beatles".
Cosa fa la gente da quelle parti?
"Credo che si giochi a calcio e a hockey su prato. Ci sono parecchie spiagge, laggiù, quindi credo che si nuoti".
Sei mai stato nel Queens, a New York?
"No, a New York siamo andati solo una volta. Ci siamo stati una settimana e abbiamo suonato tutte le sere. Perché me lo chiedi? com'è?
Assomiglia molto a Zanzibar. Zona tropicale, con le palme e molte spiagge. La gente nuota molto, gioca a calcio e ascolta Elvis Presley. Che idea ti sei fatto di New York?
"Andava tutto ad un ritmo frenetico. Mi è piaciuto fin da come ci hanno accolto. Tutti hanno continuato a dirci quanto fosse malata quella città, ma io mi sono divertito. C'è così tanto da vedere, quindi dipende molto da quanto tempo ci stai. Quelli della casa discografica ci hanno portato in tutti i posti che non si possono perdere, in tutti i ristoranti, nei locali e via dicendo. Quando ci torneremo, andremo alla ricerca degli altri posti.
Di quale genere di questioni non-musicali, esterne alla vostra attività nello spettacolo, ti sei interessato nell'ultimo periodo?
"Ultimamente non mi sono interessato proprio di niente al di fuori della musica, perché ci siamo occupati del film, della colonna sonora, e poi abbiamo tentato di allestire tutti i preparativi per il tour, perché presto dovremo partire. Hai sentito parlare del "Rainbow" di Londra? E' un posto dove si suona, e quando ci abbiamo suonato noi, hanno ripreso il concerto, e adesso stiamo montando il film, che sarà intitolato Queen Live at the Rainbow".
Credi che gli americani siano propensi a idolatrare le rockstar, perché negli Usa non si pagano le royalty?
"Idolatrare, dici davvero? Pensavo fosse finita, quell'epoca. Pensavo che si facesse ai tempi di Cecil B. De Mille, di Mae West. A me sembra che siano appena all'inizio nell'idolatrare le rockstar, no? Non è una cosa diffusa e importante per quanto lo era a quell'epoca".
E' difficile metterti in imbarazzo?
"Uhm, per essere sinceri non c'è davvero molto che mi imbarazza. Forse non è nemmeno imbarazzo, ma semplice fastidio, quello che provo quando le cose non girano bene sul palco. E' stato buffo, quando abbiamo suonato al "Rainbow" ed è mancata la corrente mentre eravamo sul palco. Quello è stato un po' imbarazzante.
Qual'è la tua principale preoccupazione?
"Uscire al momento giusto".
Ti capita di andare in delirio per qualcosa?
"Posso impazzire per qualunque tipo di cosa. Solo l'ascoltare musica può mandarmi in delirio".
Come preferisci passare il tempo?
"Ascolto la musica di Jimi Hendrix, di Liza Minelli; vado a visitare le gallerie d'arte. Mi piace la maggior parte degli artisti vittoriani. Apprezzo in particolare la cura dei dettagli, l'acquerello, cose così. E poi cose popolari, come Dalì".
Ti piacerebbe l'idea che Dalì realizzasse i tuoi costumi e il tuo trucco?
"Per niente. Lui mi piace, ma per cose molto diverse. Per fare i nostri costumi di scena abbiamo Zandra Rhodes".
Vorresti essere il primo uomo sulla copertina di "Vogue"?
"Sarebbe fantastico. Ma in realtà non sai quanto potremmo essere vicini... Ci stiamo lavorando".
Ti piacerebbe uscire con Liza Minelli?
"Ma no! Mi piacerebbe parlare con lei, questo sì".
Avete entrambi una passione per i vestiti. Potreste parlare di questo. Tempo fa non vendevi abiti d'epoca?
"Si, mi ero organizzato con un amico... di solito, i vestiti mi piacciono comunque, e quando i Queen erano ancora un impegno semi-professionale, ho pensato di fare qualcos'altro, nello stesso tempo, e ho avuto l'occasione di aprire una piccola boutique al mercato di Kensington".
Hai uno stilista preferito?
"Ho un sarto che mi fa i pantaloni, e un amico che crea le mie scarpe. Anni fa andavo da Ossie Clark, insieme a Zandra Rhodes.
Secondo me, le scarpe giuste sono la parte del guardaroba più difficile da trovare...
"Londra è piena di negozi di scarpe. Puoi averle su ordinazione. Basta che porti il tuo progetto, e te le fai fare".
Che dimensioni ha il tuo armadio?
"E' piuttosto grande. Ho preso una specie di enorme appartamento a Kensington, dove c'è un enorme corridoio che ho trasformato in guardaroba, ed è completamente pieno. Potrei aprirci un negozio...".
Quale consiglio daresti ai fan dei Queen, su dove andare a comprare i loro vestiti?
"Dipende, ci sono tantissimi posti. C'è un posto che si chiama "Essences" e che vale davvero la pena di visitare. Hanno cose di ottima qualità, anche quelle vecchie, che risalgono agli anni Venti. Se hanno a disposizione un po' di soldi, gli direi di andare da Zara Rhodes, perché lei ha un posto dove lavora e dove si possono comprare gli abiti esposti. Fa cose davvero meravigliose".
Pensi che sia l'abito che fa il monaco?
"Dipende da quale tipo di persona sei. Per quello che facciamo noi, i vestiti sono importantissimi, e sapere dove trovarli è un dell'aiuto".
Passi molto tempo davanti allo specchio?
"Se posso permettermelo si. Sono un tipo molto vanitoso, per cui lo faccio".
Ti capita mai di pensare, mentre stai davanti allo specchio, all'effetto che ti fa l'immagine riflessa?
"No, non la prendo così sul serio. Ho altro a cui pensare. A casa ho un po' di specchi, di diverse forme e dimensioni, ma non mi provocano chissà quale reazione".
Saresti in grado di paragonarti a un altro essere umano?
"No e poi no. Credo di essere del tutto originale. Sono sicuro che ci sono molte persone che si vedono riflesse in me, ma questo vale per loro. La sostanza è che io sono io, ed è così che mi va di essere".
"Zanzibar? Beh, ci sono nato. Ci sono rimasto per tre o quattro anni, poi mi sono trasferito in Inghilterra. Non c'è molto da fare a Zanzibar".
Sto cercando di visualizzarlo. Ci sono le palme?
"Beh, sì, è un Paese tropicale. E' al largo della costa orientale dell'Africa. Era lì che stavano i miei genitori. Mio padre lavorava per il governo. Era stato mandato in quel posto, e lì sono nato io. Poi siamo tornati a Londra, e da allora ho sempre vissuto qui".
Quale genere di musica si ascolta a Zanzibar?
"Per quello che posso ricordarmi, mi sembra che ascoltassero Elvis Presley e Bill Haley. Ma sono sicuro che dopo hanno ascoltato i Beatles".
Cosa fa la gente da quelle parti?
"Credo che si giochi a calcio e a hockey su prato. Ci sono parecchie spiagge, laggiù, quindi credo che si nuoti".
Sei mai stato nel Queens, a New York?
"No, a New York siamo andati solo una volta. Ci siamo stati una settimana e abbiamo suonato tutte le sere. Perché me lo chiedi? com'è?
Assomiglia molto a Zanzibar. Zona tropicale, con le palme e molte spiagge. La gente nuota molto, gioca a calcio e ascolta Elvis Presley. Che idea ti sei fatto di New York?
"Andava tutto ad un ritmo frenetico. Mi è piaciuto fin da come ci hanno accolto. Tutti hanno continuato a dirci quanto fosse malata quella città, ma io mi sono divertito. C'è così tanto da vedere, quindi dipende molto da quanto tempo ci stai. Quelli della casa discografica ci hanno portato in tutti i posti che non si possono perdere, in tutti i ristoranti, nei locali e via dicendo. Quando ci torneremo, andremo alla ricerca degli altri posti.
Di quale genere di questioni non-musicali, esterne alla vostra attività nello spettacolo, ti sei interessato nell'ultimo periodo?
"Ultimamente non mi sono interessato proprio di niente al di fuori della musica, perché ci siamo occupati del film, della colonna sonora, e poi abbiamo tentato di allestire tutti i preparativi per il tour, perché presto dovremo partire. Hai sentito parlare del "Rainbow" di Londra? E' un posto dove si suona, e quando ci abbiamo suonato noi, hanno ripreso il concerto, e adesso stiamo montando il film, che sarà intitolato Queen Live at the Rainbow".
Credi che gli americani siano propensi a idolatrare le rockstar, perché negli Usa non si pagano le royalty?
"Idolatrare, dici davvero? Pensavo fosse finita, quell'epoca. Pensavo che si facesse ai tempi di Cecil B. De Mille, di Mae West. A me sembra che siano appena all'inizio nell'idolatrare le rockstar, no? Non è una cosa diffusa e importante per quanto lo era a quell'epoca".
E' difficile metterti in imbarazzo?
"Uhm, per essere sinceri non c'è davvero molto che mi imbarazza. Forse non è nemmeno imbarazzo, ma semplice fastidio, quello che provo quando le cose non girano bene sul palco. E' stato buffo, quando abbiamo suonato al "Rainbow" ed è mancata la corrente mentre eravamo sul palco. Quello è stato un po' imbarazzante.
Qual'è la tua principale preoccupazione?
"Uscire al momento giusto".
Ti capita di andare in delirio per qualcosa?
"Posso impazzire per qualunque tipo di cosa. Solo l'ascoltare musica può mandarmi in delirio".
Come preferisci passare il tempo?
"Ascolto la musica di Jimi Hendrix, di Liza Minelli; vado a visitare le gallerie d'arte. Mi piace la maggior parte degli artisti vittoriani. Apprezzo in particolare la cura dei dettagli, l'acquerello, cose così. E poi cose popolari, come Dalì".
Ti piacerebbe l'idea che Dalì realizzasse i tuoi costumi e il tuo trucco?
"Per niente. Lui mi piace, ma per cose molto diverse. Per fare i nostri costumi di scena abbiamo Zandra Rhodes".
Vorresti essere il primo uomo sulla copertina di "Vogue"?
"Sarebbe fantastico. Ma in realtà non sai quanto potremmo essere vicini... Ci stiamo lavorando".
Ti piacerebbe uscire con Liza Minelli?
"Ma no! Mi piacerebbe parlare con lei, questo sì".
Avete entrambi una passione per i vestiti. Potreste parlare di questo. Tempo fa non vendevi abiti d'epoca?
"Si, mi ero organizzato con un amico... di solito, i vestiti mi piacciono comunque, e quando i Queen erano ancora un impegno semi-professionale, ho pensato di fare qualcos'altro, nello stesso tempo, e ho avuto l'occasione di aprire una piccola boutique al mercato di Kensington".
Hai uno stilista preferito?
"Ho un sarto che mi fa i pantaloni, e un amico che crea le mie scarpe. Anni fa andavo da Ossie Clark, insieme a Zandra Rhodes.
Secondo me, le scarpe giuste sono la parte del guardaroba più difficile da trovare...
"Londra è piena di negozi di scarpe. Puoi averle su ordinazione. Basta che porti il tuo progetto, e te le fai fare".
Che dimensioni ha il tuo armadio?
"E' piuttosto grande. Ho preso una specie di enorme appartamento a Kensington, dove c'è un enorme corridoio che ho trasformato in guardaroba, ed è completamente pieno. Potrei aprirci un negozio...".
Quale consiglio daresti ai fan dei Queen, su dove andare a comprare i loro vestiti?
"Dipende, ci sono tantissimi posti. C'è un posto che si chiama "Essences" e che vale davvero la pena di visitare. Hanno cose di ottima qualità, anche quelle vecchie, che risalgono agli anni Venti. Se hanno a disposizione un po' di soldi, gli direi di andare da Zara Rhodes, perché lei ha un posto dove lavora e dove si possono comprare gli abiti esposti. Fa cose davvero meravigliose".
Pensi che sia l'abito che fa il monaco?
"Dipende da quale tipo di persona sei. Per quello che facciamo noi, i vestiti sono importantissimi, e sapere dove trovarli è un dell'aiuto".
Passi molto tempo davanti allo specchio?
"Se posso permettermelo si. Sono un tipo molto vanitoso, per cui lo faccio".
Ti capita mai di pensare, mentre stai davanti allo specchio, all'effetto che ti fa l'immagine riflessa?
"No, non la prendo così sul serio. Ho altro a cui pensare. A casa ho un po' di specchi, di diverse forme e dimensioni, ma non mi provocano chissà quale reazione".
Saresti in grado di paragonarti a un altro essere umano?
"No e poi no. Credo di essere del tutto originale. Sono sicuro che ci sono molte persone che si vedono riflesse in me, ma questo vale per loro. La sostanza è che io sono io, ed è così che mi va di essere".
domenica 16 novembre 2014
Intervista " Melody Maker " dicembre 1974 ( Caroline Coon )
Sei sulla strada per diventare un notevole sex symbol androgino. Cosa si prova a sapere che là fuori ci sono migliaia di ragazzi e ragazze che vorrebbero avere un pezzo di te?
" E' una sensazione fantastica. Gioco con la dimensione bisessuale perché è qualcosa di diverso, ed è divertente. Però non sono affatto il tipo che fa uno spettacolino perché sente di doverlo fare, e l'ultima cosa che vorrei è dare alla gente un'idea esatta di chi sono. Voglio che la gente si costruisca una sua interpretazione, di me e della mia immagine. Non intendo mettermi in una precisa cornice, per poi dire " ecco questo sono io ", e tantomeno " questo è tutto quello che sono ".
Detto in tutta onestà, mi piace che la gente ci debba pensare, in me non c'è la minima ipocrisia, perché quello che faccio esprime alla perfezione il mio carattere. Però credo che sia l'idea mistica, non il fatto di sapere la verità su qualcuno, che risulta davvero attraente. Sarei stato ingiusto verso me stesso, se non avessi usato trucchi e make-up perché qualcuno ritiene che sia una cosa sbagliata. Un tempo mi risultava molesto o assurdo anche il solo fatto di parlare dell'essere o non essere gay. Però quei tempi sono passati. Oggi c'è molta libertà, e ci si può definite come si vuole. Il fatto, però, è che questa immagine non me la sono scelta io. Io sono come sono, e infatti per almeno la metà del tempo mi lascio trasportare dal vento.
Non cerco di costruirmi una cerchia stretta di amicizie gay, però credimi, in questo ambiente è molto difficile trovare degli amici veri, amici leali, e rimanere loro amici. Tra i miei amici ci sono molte persone gay, molte ragazze, e molti vecchi. L'uomo che ho assunto come chauffeur....tra noi abbiamo costruito un forte legame, è una forma d'amore, e non mi interessa cosa pensa la gente. Piazzare le persone in categorie diverse è una brutta cosa. Le persone vanno giudicate per quelle che sono".
" E' una sensazione fantastica. Gioco con la dimensione bisessuale perché è qualcosa di diverso, ed è divertente. Però non sono affatto il tipo che fa uno spettacolino perché sente di doverlo fare, e l'ultima cosa che vorrei è dare alla gente un'idea esatta di chi sono. Voglio che la gente si costruisca una sua interpretazione, di me e della mia immagine. Non intendo mettermi in una precisa cornice, per poi dire " ecco questo sono io ", e tantomeno " questo è tutto quello che sono ".
Detto in tutta onestà, mi piace che la gente ci debba pensare, in me non c'è la minima ipocrisia, perché quello che faccio esprime alla perfezione il mio carattere. Però credo che sia l'idea mistica, non il fatto di sapere la verità su qualcuno, che risulta davvero attraente. Sarei stato ingiusto verso me stesso, se non avessi usato trucchi e make-up perché qualcuno ritiene che sia una cosa sbagliata. Un tempo mi risultava molesto o assurdo anche il solo fatto di parlare dell'essere o non essere gay. Però quei tempi sono passati. Oggi c'è molta libertà, e ci si può definite come si vuole. Il fatto, però, è che questa immagine non me la sono scelta io. Io sono come sono, e infatti per almeno la metà del tempo mi lascio trasportare dal vento.
Non cerco di costruirmi una cerchia stretta di amicizie gay, però credimi, in questo ambiente è molto difficile trovare degli amici veri, amici leali, e rimanere loro amici. Tra i miei amici ci sono molte persone gay, molte ragazze, e molti vecchi. L'uomo che ho assunto come chauffeur....tra noi abbiamo costruito un forte legame, è una forma d'amore, e non mi interessa cosa pensa la gente. Piazzare le persone in categorie diverse è una brutta cosa. Le persone vanno giudicate per quelle che sono".
E tu che tipo di persona sei?
" Ma ti aspetti davvero che io risponda a una domanda del genere, cara? In me ci sono vari aspetti. La cosa che apprezzo di più, anche più della musica, è incontrare e conoscere gente. Sono un essere sociale, mi piace partecipare a occasioni anche formali, e in generale credo di essere una persona simpatica. Però posso essere anche completamente diverso, e diventare lunatico e antipatico. Sono una specie di camaleonte. Il successo mi sta insegnando un sacco di cose, ed io mi sto adattando alle novità. E' necessario imparare, per riuscire a prendere decisioni molto rapidamente. In questo ambiente non serve tirare a lungo.
Come ti fa sentire l'essere definito una superstar?
" Onestamente, con noi quel genere di etichette lascia il tempo che trova. Siamo stati etichettati così tante volte e in maniere così diverse, e poi le etichette possono essere un male quanto un bene, dipende. Se prendi sul serio le etichette, sei proprio uno stupido. Agli inizi ci hanno etichettati come "una semplice moda". Ci siamo sentiti offesi, ma non l'abbiamo presa davvero sul serio, perché sapevamo benissimo chi eravamo e cosa stavamo facendo".
Prima hai detto che adori il benessere economico. Adesso che siete sulla buona strada per diventare ricchissimi, cosa ne farai dei soldi?
" Intendo spenderli mia cara. Sono l'unico membro della band che non apprezza molto il denaro: sono quello che lo spende all'istante. Come arriva, se ne va. In vestiti, e nelle cose belle che mi piace avere attorno.
sabato 15 novembre 2014
Scrivere canzoni
" Non ho regole stabilite per scrivere una canzone. Viene come viene. Alcune arrivano più rapidamente di altre. Non mi siedo mai al pianoforte dicendo: " Bene, adesso ho una canzone da scrivere". No. Tiro fuori alcune cose che sento, raccolgo delle idee e poi comincio. E' difficile da spiegare ma ci sono diverse idee che mi girano in testa. Alcune cose vengono spontanee mentre ad altre ci devo lavorare. Può sembrare presuntuoso ma una canzone come Killer Queen mi è venuta un giorno buio il sabato notte e la mattina dopo ho messo insieme i versi, lavorandoci tutta la domenica. Così: fatta. Per altre canzoni invece ho dovuto faticare e lavorare sul testo. Per esempio, per completare The March Of The Black Queen (1974), nel nostro secondo album, ci è voluta un'eternità. Volevo metterci dentro di tutto, permettendomi ogni cosa.
Sono noto per buttar giù testi nel cuore della notte senza neanche accendere la luce. Mi piace pensare che scrivo canzoni in un sacco di maniere diverse, a seconda dell'umore. Crazy Little Thing Called Love (1979) l'ho scritta in bagno. Ci sono voluti cinque o dieci minuti. In studio l'ho fatta alla chitarra che non so suonare neanche per sbaglio, e da un certo punto di vista è stata un'ottima cosa, perché così, conoscendo solo pochi accordi, avevo dei limiti. E' stata una buona disciplina perché dovevo per forza scriverla in un ambito più ristretto. A causa di quei limiti non potevo usare troppi accordi e il risultato è che ho scritto, penso, una buona canzone. Fossi stato più abile alla chitarra, forse l'avrei rovinata.
Penso sempre a scrivere nuove canzoni. Non riesco a fermarmi. Ho un sacco di idee che premono per uscire. Mi viene d'istinto. Mi piace scrivere bei motivetti orecchiabili. E' qualcosa che devo continuare a fare, ma che mi dà anche piacere. E' una specie di hobby che mi diverte. E' una cosa molto gratificante, in fondo, avere voglia di continuare a farlo ed esplorarne i diversi aspetti per vedere come si sviluppano. E' come dipingere un quadro. Devi distaccartene per vedere com'è venuto.
Freddie Mercury
mercoledì 5 novembre 2014
Tutte quelle persone nel palmo della tua mano
“Essere lassù davanti a tutta quella gente è una spaventosa fonte di ispirazione e ti fa uscire di testa "
"Tutte quelle persone nel palmo della tua mano! " dice Freddie “ ma il rovescio della medaglia è che, sebbene sia circondato da una massa di gente che mi ama, tuttavia sono estremamente solo. Riesci ad immaginare come ci si sente quando si ha tutto ma si è disperatamente soli? E’ terribile. Non voglio che la gente pensi ‘povero vecchio Freddie’ perché posso farcela. Ma sul palco sono così potente che penso di aver creato un mostro. Quando mi esibisco sono un estroverso, ma dentro sono un uomo completamente differente. Certamente adoro saltare qua e là sulla scena, ma la gente non si rende conto che c’è dell’altro. Loro si aspettano che sia così anche nella vita privata. Dicono ‘Dai, Freddie, fai spettacolo, facci entusiasmare “
"Tutte quelle persone nel palmo della tua mano! " dice Freddie “ ma il rovescio della medaglia è che, sebbene sia circondato da una massa di gente che mi ama, tuttavia sono estremamente solo. Riesci ad immaginare come ci si sente quando si ha tutto ma si è disperatamente soli? E’ terribile. Non voglio che la gente pensi ‘povero vecchio Freddie’ perché posso farcela. Ma sul palco sono così potente che penso di aver creato un mostro. Quando mi esibisco sono un estroverso, ma dentro sono un uomo completamente differente. Certamente adoro saltare qua e là sulla scena, ma la gente non si rende conto che c’è dell’altro. Loro si aspettano che sia così anche nella vita privata. Dicono ‘Dai, Freddie, fai spettacolo, facci entusiasmare “
mercoledì 29 ottobre 2014
Siamo stati noi a dare il via al boom dei videoclip, ricordatevelo.
Bohemian Rhapsody è stato uno dei primi videoclip a suscitare il genere di attenzione che i video ricevono oggi, ed è costato soltanto cinquemila sterline circa. Adesso, i video sono una faccenda importante, e sono un ottimo modo per farsi conoscere e mettersi in mostra.
Decidemmo di mettere Rhapsody su pellicola e di farlo vedere alla gente. Non sapevamo come sarebbe stato considerato il video, come sarebbe stato accolto. Per noi era soltanto un altra forma di spettacolo. Ma ebbe un successo pazzesco, e da allora lo fanno tutti.
Ci accorgemmo che un videoclip poteva raggiungere un sacco di gente in un sacco di paesi senza che noi fossimo effettivamente presenti, e che era possibile mettere sul mercato un disco e un videoclip contemporaneamente. La pratica si diffuse molto in fretta e aiutò moltissimo le vendite dei dischi. Adesso sembra che i videoclip siano più importanti della radio. E' il lato negativo di MTV. Ogni volta che senti una canzone, ti immagini automaticamente il video. Entri molto più a fondo nello spirito della canzone e hai una percezione di cosa l'artista intendesse dire. Ma c'è il pericolo che chi compra si faccia fuorviare. Una volta, quando sentivi un brano musicale, concepivi tu stesso l'immagine che ti evocava, ma nel momento in cui fai un video la gente dice: " Oh mio Dio, è questo quello che vuole comunicare". E' molto riduttivo.
Una volta una persona è venuta da me e mi ha detto che aveva un'idea preconcetta di quello che pensava gli dicessi in una canzone, e che quando aveva visto il video si era accorto di essersi completamente sbagliato. Disse che gli era sfuggito del tutto il senso di quello che intendevo dire. Ecco, appunto! Non ero arrabbiato ma è un peccato che ci saranno sempre persone deluse perché il video non rispecchia quello che loro leggevano nella canzone.
Freddie Mercury
giovedì 23 ottobre 2014
Freddie e Montsy
" Quando mi sono messo a progettare il mio secondo album "solo" non volevo davvero che fosse banalmente un altro mucchio di canzoni. Volevo che avesse un portamento speciale, qualcosa di diverso, un marchio distintivo che guidasse tutto il cazzo di progetto. Qualunque cosa lo rendesse diverso dal solito noioso album di studio, in cui le canzoni possono anche essere bellissime ma non sono che l'ennesimo mazzo di brani schiaffati su nastro, e poi dati alle stampe. Cercavo quindi idee in quel senso e d'improvviso due splendide parole sono apparse come l'onda di una marea: Montserrat Caballé.
E' stata una vera boccata d'ossigeno e bla bla bla, tutte le cose che si dicono in casi del genere. Qualcosa di non calcolato, un razzo venuto dal cielo cadutomi addosso. Praticamente mi ha avvolto e non sono più riuscito a pensare ad altro. Una cosa favolosa, una tale libertà d'azione, e vita, energia, e almeno per me qualcosa che andava oltre il semplice lavoro. Ero completamente soggiogato.
Penso che Montserrat abbia una voce meravigliosa e mi è capitato di dirlo alla televisione spagnola, e lei mi ha sentito. Poi so solo che mi ha chiamato e mi ha detto " facciamo qualcosa insieme". Io ero completamente sbalordito. Adoro l'opera ma non avevo mai pensato di cantarla. Sono dunque volato a Barcellona per incontrarla.
Ero veramente nervoso. Non sapevo come comportarmi o cosa dirle. Per fortuna lei mi ha messo a mio agio e ho capito che tutti e due avevamo lo stesso tipo di humour. Mi ha domandato: Qual è il numero che preferisci? ed io: il numero uno: ho risposto, al che lei: d'ora in avanti ti chiamerò numero uno. Ho risposto: ed io ti chiamerò la mia super diva! Grande. Montserrat è una che scherza, impreca e non si prende troppo sul serio. E' una cosa che mi ha elettrizzato e sorpreso perché fino ad allora mi aveva afflitto, l'illusoria idea che tutti i grandi cantanti d'opera fossero rigidi, distaccati e incutessero una grande soggezione. Ma Montserrat è stata meravigliosa. Le ho confessato il mio amore per il suo canto, le ho confidato che avevo i suoi album e le ho chiesto se mi avesse mai ascoltato. Ha risposto che le è sempre piaciuto ascoltare la mia musica e che nella sua collezione di dischi c'erano album dei Queen. Pensava anche che potessi chiederle di cantare del rock'n'roll ma le ho detto: No, no, non ho intenzione di darti da cantare tutte quelle parti di chitarra che di solito suona Brian May, è l'ultima cosa che voglio fare! Lei comunque era senz'altro disposta a provarci." ( Fine prima parte ) continua...
E' stata una vera boccata d'ossigeno e bla bla bla, tutte le cose che si dicono in casi del genere. Qualcosa di non calcolato, un razzo venuto dal cielo cadutomi addosso. Praticamente mi ha avvolto e non sono più riuscito a pensare ad altro. Una cosa favolosa, una tale libertà d'azione, e vita, energia, e almeno per me qualcosa che andava oltre il semplice lavoro. Ero completamente soggiogato.
Penso che Montserrat abbia una voce meravigliosa e mi è capitato di dirlo alla televisione spagnola, e lei mi ha sentito. Poi so solo che mi ha chiamato e mi ha detto " facciamo qualcosa insieme". Io ero completamente sbalordito. Adoro l'opera ma non avevo mai pensato di cantarla. Sono dunque volato a Barcellona per incontrarla.
Ero veramente nervoso. Non sapevo come comportarmi o cosa dirle. Per fortuna lei mi ha messo a mio agio e ho capito che tutti e due avevamo lo stesso tipo di humour. Mi ha domandato: Qual è il numero che preferisci? ed io: il numero uno: ho risposto, al che lei: d'ora in avanti ti chiamerò numero uno. Ho risposto: ed io ti chiamerò la mia super diva! Grande. Montserrat è una che scherza, impreca e non si prende troppo sul serio. E' una cosa che mi ha elettrizzato e sorpreso perché fino ad allora mi aveva afflitto, l'illusoria idea che tutti i grandi cantanti d'opera fossero rigidi, distaccati e incutessero una grande soggezione. Ma Montserrat è stata meravigliosa. Le ho confessato il mio amore per il suo canto, le ho confidato che avevo i suoi album e le ho chiesto se mi avesse mai ascoltato. Ha risposto che le è sempre piaciuto ascoltare la mia musica e che nella sua collezione di dischi c'erano album dei Queen. Pensava anche che potessi chiederle di cantare del rock'n'roll ma le ho detto: No, no, non ho intenzione di darti da cantare tutte quelle parti di chitarra che di solito suona Brian May, è l'ultima cosa che voglio fare! Lei comunque era senz'altro disposta a provarci." ( Fine prima parte ) continua...
"Siccome sul palco, in scena, mi scateno come un matto, il pubblico tende a pensare che io sia scatenato anche nella vita di tutti i giorni. Ma non è così, l'idea che io abbia una vita di eccessi è un'esagerazione. Certo non sono un santo, ma non vivo un esistenza da kamikaze... ho un carattere estroverso, sono esuberante, mi piace fare le cose con rapidità, e riesco a stare per lunghi periodi di tempo senza dormire. Siccome in scena mi comporto in un determinato modo, la gente pensa che io faccia così anche giù dal palco... ma in tal caso sarei già morto da un pezzo"
Freddie Mercury
Freddie Mercury
venerdì 17 ottobre 2014
" In scena ti senti addosso l'adrenalina"
...a volte mi viene in mente il " Pifferaio magico ", ma non voglio credere che la gente sia stupida, non penso che tutti mi verrebbero dietro fino al fiume.. mi seguirebbero solo i più coglioni...
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