Freddie Mercury Bijou Italia

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venerdì 22 luglio 2016

Work In Progress- I Queen all'opera

La maggior parte dei gruppi entra in studio con un’idea anche solo approssimativa del risultato desiderato. Per i Queen di solito valeva il contrario. Varcata la soglia aspettavano di vedere cosa gli ronzava in testa. La data e la durata della registrazione di qualsiasi album venivano definite dopo che la band si era consultata con Jim Beach, ma chiaramente il complesso doveva rispettare i termini contrattuali stabiliti con la EMI e con le case di distribuzione. In genere i Queen si assicuravano almeno sei mesi per effettuare le registrazioni: un lasso di tempo che avrebbe permesso di rilassarsi e di ricaricarsi durante il periodo intenso e turbolento di work in progress. Al tempo, nel corso delle session, la band poteva concedersi il lusso di occupare uno studio di incisione in pianta stabile, senza che nessun’altro vi avesse accesso finché glielo consentiva il contratto stipulato con i discografici.
All’inizio mi stupì constatare che persino a quel punto della carriera i quattro si ritrovavano raramente tutti insieme in studio. Se accadeva era per una riunione. Per scherzo dicevamo che i Queen dovevano essere l’unico gruppo al mondo a cui i meeting tra i componenti poteva costare un migliaio di sterline, forse il più caro in assoluto. Disponevano di un quartier generale magnifico, ma era di gran lunga più probabile farli incontrare tutti e quattro in studio che riuscire a riunirli attorno al tavolo della sala assemblee.
Tranne che in queste occasioni, Jim Beach si vedeva di rado, malgrado vivesse e lavorasse a Montreux, mentre Paul Prenter, personal manager della band, supervisionava le session con assiduità. Io presenziavo, assieme al partner del momento di Freddie, agli amici del resto del gruppo e alla solita combriccola di tirapiedi. Durante le registrazioni poteva esserci fino a una dozzina di persone che bazzicava lo studio.
Quando i Queen componevano non c’erano schemi prestabiliti: non si partiva per forza da un’idea sviluppata da Freddie e Roger o rielaborata da Brian e Freddie, ma il contributo di ciascuno dipendeva dagli eccessi della notte precedente. Il produttore/ tecnico di studio e il recordista dovevano essere sempre pronti a precipitarsi dietro il banco per una session improvvisata alle due di notte. La presenza in studio di chi si occupava della produzione era una certezza, ma non si poteva dire altrettanto per i musicisti, che spesso si facevano attendere. Reinhold Mack curò la produzione e l’incisione di HOT SPACE. Mack (nell’ambiente ci si riferiva a lui in questo modo ) viveva a Monaco e collaborava frequentemente con Giorgio Moroder nei Musicland Studios della città, di proprietà dello stesso Moroder.
Con i Queen la prassi era la seguente: ogni giorno le session di registrazione iniziavano intorno alle due del pomeriggio, senza sapere quando sarebbero terminate. A volte andavano avanti per tutta la notte, fino alle prime ore del mattino. A seconda di quanto prodotto in studio, la settimana lavorativa si protraeva ( e avveniva spesso ) senza interruzioni. La band si dedicava con grande fervore alle incisioni, ma la composizione di pezzi nuovi si rivelava sempre un processo molto impegnativo e non così spontaneo. E’ per questo che gli archivi dei Queen non contengono un gran numero di brani inediti, anche se ai fan piacerebbe pensare il contrario.

di Peter Freestone