Freddie adorava il profumo di Armani per uomo, Monsieur di Givenchy e L'Eau Dinamisante di Clarins, utilizzato sopratutto negli ultimi due o tre anni.
Un altro profumo che si portava sempre appresso, anche in tounrée, era l'Interdit di Givenchy; sembra che l'avessero creato per Audrey Hepburn, e Freddie se ne era innamorato subito. Ne apprezzava la fragranza, e non gli interessava che fosse destinato al gentil sesso. Come lo shampoo gli bastavano i prodotti in vendita al supermercato. Gli piaceva quello della Johnson & Johnson, che non irritava la sua capigliatura delicata.
Riguardo ai saponi, gradiva quelli di Roger & Gallet, sempre in varie profumazioni, ma più che altro teneva in bella vista e optava spesso per quello della Simple.
Adorava visitare il reparto profumi dei grandi magazzini, e di tanto in tanto ne usciva con un cestino pieno da regalare agli amici.
Freddie adorava gli asciugamani e la biancheria da bagno; preferiva gli asciugamani di grandi dimensioni, e ne aveva trovato un vasto assortimento a Monaco. Barbara Valentin conosceva gli indirizzi giusti per lo shopping, e gliene fece reperire alcuni con decorazioni esotiche larghi quasi quanto un lenzuolo. Nello stesso negozio comprò bellissime coperte: invece di metterle nel letto ci si avvolgeva mentre guardava la televisione. Anche se non aveva freddo, amava sentirsele addosso, morbidissime, fatte a mano, ornate con cerchi, righe e triangoli di colori vivaci su sfondo bianco.
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Un luogo dedicato al più grande Frontman di tutti i tempi, storia, curiosità, interviste e contenuti speciali con immagini inedite in memoria della più grande rockstar di tutti i tempi, l'unico.. l'inimitabile.. Freddie Mercury
mercoledì 28 gennaio 2015
lunedì 26 gennaio 2015
venerdì 23 gennaio 2015
INTERVISTA MELODY MAKER, MAGGIO 1981
MOLTISSIME BAND SI SONO LANCIATE ALLA CONQUISTA DELLA VETTA E NON CE L'HANNO FATTA: COS'E' CHE LO HA PERMESSO A VOI?
" BISOGNA AVERE UN PO' DI ARROGANZA, MOLTA FIDUCIA IN SE STESSI E UN'ASSOLUTA DETERMINAZIONE, OLTRE ALLE QUALITA' PIU' OVVIE, CIOE' QUELLE MUSICALI. L'ARROGANZA E' UN OTTIMA COSA QUANDO SI COMINCIA, PERCHE' FA SI' CHE TU TI DICA CHE DIVENTERAI IL NUMERO UNO, E NON IL NUMERO DUE. SPERA TUTTO IL POSSIBILE E RAGGIUNGERAI LA VETTA. DENTRO DI NOI C'ERA TUTTO QUESTO, E POI AVEVAMO ANCHE DEGLI EGO GIGANTESCHI.
SEI TU IL LEADER DELLA BAND?
"NO".
IL CANTANTE SOLISTA, DI SOLITO, LO E'....
" AH SI, HAI TEMPI CHE FURONO... OGGI CHI STA NELLA MIA POSIZIONE SI DEFINISCE "PUNTO FOCALE", CARINO. SALVO SE TI CHIAMI ROD STEWART E HAI UNA BAND DI ACCOMPAGNAMENTO; MA DI FREDDIE MERCURY E LA SUA BAND DI ACCOMPAGNAMENTO PROPRIO NON SE NE PARLA. SE SI ANALIZZA LA SITUAZIONE, SI VEDE CHE SIAMO NOI QUATTRO INSIEME CHE FACCIAMO GIRARE LE COSE. OGNUNO FA IL 25 PER CENTO, E IO SONO SOLO QUELLO CHE STA LA' DAVANTI, ECCO TUTTO ".
" BISOGNA AVERE UN PO' DI ARROGANZA, MOLTA FIDUCIA IN SE STESSI E UN'ASSOLUTA DETERMINAZIONE, OLTRE ALLE QUALITA' PIU' OVVIE, CIOE' QUELLE MUSICALI. L'ARROGANZA E' UN OTTIMA COSA QUANDO SI COMINCIA, PERCHE' FA SI' CHE TU TI DICA CHE DIVENTERAI IL NUMERO UNO, E NON IL NUMERO DUE. SPERA TUTTO IL POSSIBILE E RAGGIUNGERAI LA VETTA. DENTRO DI NOI C'ERA TUTTO QUESTO, E POI AVEVAMO ANCHE DEGLI EGO GIGANTESCHI.
SEI TU IL LEADER DELLA BAND?
"NO".
IL CANTANTE SOLISTA, DI SOLITO, LO E'....
" AH SI, HAI TEMPI CHE FURONO... OGGI CHI STA NELLA MIA POSIZIONE SI DEFINISCE "PUNTO FOCALE", CARINO. SALVO SE TI CHIAMI ROD STEWART E HAI UNA BAND DI ACCOMPAGNAMENTO; MA DI FREDDIE MERCURY E LA SUA BAND DI ACCOMPAGNAMENTO PROPRIO NON SE NE PARLA. SE SI ANALIZZA LA SITUAZIONE, SI VEDE CHE SIAMO NOI QUATTRO INSIEME CHE FACCIAMO GIRARE LE COSE. OGNUNO FA IL 25 PER CENTO, E IO SONO SOLO QUELLO CHE STA LA' DAVANTI, ECCO TUTTO ".
mercoledì 21 gennaio 2015
Tavaszi Szél Vizet Araszt
Era stato un momento magnifico: Brian e Freddie, nel bel mezzo del loro set acustico del 27 luglio 1986 al Nepstadion, si presero una spensierata pausa tra Love Of My Lide e Is This The World We Created...? ed eseguirono un'interpretazione dell'inno ungherese che avevano preparato espressamente per l'occasione. Con un gesto ancora più intimo, Freddie cantò la canzone in lingua originale, non proprio compito facile, anche se aveva preso le sue precauzioni e ne aveva scarabocchiato l'equivalente fonetico delle parole su una mano.
Questo toccante omaggio fu incluso, con una decisione abbastanza bizzarra, nella riedizione del 2003 di LIVE AT WEMBLEY STADIUM; in precedenza era stato reperibile soltanto nella pubblicazione su Vhs di Queen Live In Budapest del 1987.
Questo toccante omaggio fu incluso, con una decisione abbastanza bizzarra, nella riedizione del 2003 di LIVE AT WEMBLEY STADIUM; in precedenza era stato reperibile soltanto nella pubblicazione su Vhs di Queen Live In Budapest del 1987.
Tratto da Queen L'enciclopedia Definitiva
venerdì 16 gennaio 2015
giovedì 15 gennaio 2015
Made in Heaven
La foto di copertina del quindicesimo album in studio dei Queen non potrebbe essere più simbolica: Lo scatto ritrae la shilouette di Freddie Mercury in posa caratteristica, con le gambe divaricate e il braccio destro sollevato in gesto di trionfo. La sagoma è voltata di spalle, con lo sguardo verso l'orizzonte rilassante e quasi idilliaco.... la superficie di un lago, il cielo illuminato dal pallore esangue di un tramonto.
Al momento della pubblicazione di Made In Heaven, nel novembre 1995, l'istrionico frontman dei Queen era ormai morto da quattro anni; quella della foto è la sua statua. Il che però non avrebbe sminuito l'impatto della voce di Mercury sul pubblico, o considerate le circostanze in cui il disco venne completato, sulle emozioni.
Nel 1991, con Innuendo che spopolava in classifica e veniva salutato da ogni parte come il loro disco migliore sin dagli anni 70, i Queen sarebbero dovuti essere carichi a molla, se non fosse che le condizioni di salute del loro cantante andavano rapidamente deteriorandosi. Freddie sapeva che stava per morire, e lo sapevano anche gli altri. Sapevano anche che Freddie voleva a tutti i costi pubblicare un ultimo album. Non c'era molto tempo per scrivere canzoni , anche se Mercury ne scrisse una intera da solo, la ballata " A Winter's Tale ", e un'altra insieme a Brian May, l'emozionante " Mother Love ".
Cantò anche pezzi che erano già stati scritti in precedenza, come " Too Much Love Will Kill You ", tratta da un album solista di May, " My Life Has Been Saved " di John Deacon, e " Heaven For Everyone " che Roger Taylor aveva scritto per il suo progetto parallelo The Cross. I Queen restituirono la cortesia recuperando due brani dell'album che nel 1985 aveva segnato il debutto solista di Freddie, Mr. Bad Guy, riarrangiando in chiave fortemente rock " I Was Born To Love You ", e aggiungendo il tipico sound dei Queen a " Made In Heaven ". Non a caso, scelsero di dare all'album lo stesso titolo di uno dei brani di Freddie, e una delle due creazioni più sorprendenti ed eccessive, se è per questo - in parte toccante aria alla Puccini, in parte inno appassionato. Perché nonostante questo sia indiscutibilmente un disco dei Queen - la band, gli arrangiamenti, il minuzioso sforzo compiuto dal gruppo per mettere insieme ogni minuscolo frammento fino a formare un prodotto uniforme.
Alla morte di Mercury, i Queen dichiararono ufficialmente che, non appena i membri del gruppo se la fossero sentita, avrebbero " celebrato la sua vita nello stile a cui era abituato ", il che è esattamente ciò che hanno tentato di fare qui. Ed ecco perché in mezzo a brani che per ovvie ragioni sono profondamente introspettivi, ci sono momenti in cui viene a galla tutta la l'energia vitale di Freddie. Basta ascoltare " Mother Love ", per esempio; difficile non farsi venire un groppo in gola quando Mercury canta frasi come " Da troppo cammino in questa via deserta.. Ma ho un peso sul cuore e la mia speranza è persa " o quando nell'ultima strofa, entra May a cantare. All'improvviso però, nella parte conclusiva, ecco di nuovo Freddie, nel pieno della sua gloria, che dirige la folla in esercizi canori collettivi durante il concerto del 1986 al Wembley Stadium. Sembra quasi di vederlo, dritto davanti al microfono, a gambe divaricate, con la mano stretta a pugno, e il braccio sollevato in aria in segno di trionfo
Tratto dall'articolo di Sylvie Simmons
mercoledì 14 gennaio 2015
venerdì 9 gennaio 2015
Il microfono di Freddie - un tratto caratteristico -
Una sera, in occasione di un ballo studentesco, Freddie si trovò alle prese con un microfono veramente antico, di quelli con la base pesantissima; a un certo punto a furia di agitare l'asta del microfono, la base cadde sul palco, e Freddie si ritrovò con in mano soltanto la metà superiore dell'asta cromata. Scoprì quasi immediatamente che non solo era più leggera da manovrare, ma che era più facile strusciarsela in modo molto, molto provocante contro il corpo e il viso. Quando giunse il giorno in cui cantò Killer Queen, puntando l'asta scintillante verso il cielo e muovendo sensualmente le proprie dita per tutta la sua lunghezza, il microfono con attaccata soltanto metà dell'asta era ormai diventato un suo tratto caratteristico.
mercoledì 7 gennaio 2015
L'ape Regina - Melody Maker- di Caroline Coon, Dicembre 1974
Niente come la carenza di idoli-star riesce a far fremere di sconforto l'industria dei media. Magnati cinematografici, incapaci di trovare successori della Monroe e di Gable, stanno costruendo un culto degli anti-eroi. Ma l'industria pop ha bisogno del potente elisir, dall'emozione provocata dall'uso degli onesti superlativi per far bollire il sangue e elevate lo spirito. E gli scriba del pop, come stanchi pellegrini sfiduciati in attesa dell'alba, soffrono per poter incoronare un nuovo eroe.
Poi, proprio quando la prognosi sembrava di quelle senza scampo, con uno strabiliante sibilo è saltato fuori Freddie Mercury. All'improvviso abbiamo scoperto uno scalpitante personaggio esotico, uno sfidante donchisciottesco, un compositore classico immerso nell'elettronica, capace di scrivere alcuni degli inni rock più chiassosi e alati ascoltati da un decennio a questa parte.
Freddie, celebre per la sua meticolosa cura dei dettagli, non avrebbe potuto programmare in maniera migliore il suo affermarsi come legittimo erede di quella tradizione. Ha pagato il dovuto. Con i Queen ( Brian May, chitarra; John Deacon, basso; Roger Taylor, batteria ) ha avuto quattro anni per esaminare la scena e preparare il terreno per la frenesia che in seguito lo renderà indifferente alle carenze affettive in altri ambiti. Tuttavia, con la distribuzione di Sheer Heart Attack, tutte le cautele e i distinguo con i quali i critici hanno accolto le due precedenti proposte dei Queen, si sono trasformati in eruzioni di sfrenato entusiasmo.
Freddie indossa attillati pantaloni di raso grigio perla, una camicetta d'epoca di raso color crema, e una giacca da camera vittoriana di velluto scarlatto. Ha i capelli nero corvino, un lampo negli occhi d'ebano, e quando sorride rivela una fila di denti di un bianco scintillante che sembrano pronti ad addentare un panino con l'hamburger. Sta picchiettando il tappeto con uno stivale bianco, il piano del tavolo con una penna, e per un attimo mi domando con ansia se mi trovo davanti una molesta primadonna. E invece: " No, Mercury non è il mio vero nome, cara. Era Plutone, ma l'ho cambiato", dice Freddie con una punta di sarcasmo. La sua lieve e disinvolta effeminatezza rompe il giacchio.
Poi, proprio quando la prognosi sembrava di quelle senza scampo, con uno strabiliante sibilo è saltato fuori Freddie Mercury. All'improvviso abbiamo scoperto uno scalpitante personaggio esotico, uno sfidante donchisciottesco, un compositore classico immerso nell'elettronica, capace di scrivere alcuni degli inni rock più chiassosi e alati ascoltati da un decennio a questa parte.
Freddie, celebre per la sua meticolosa cura dei dettagli, non avrebbe potuto programmare in maniera migliore il suo affermarsi come legittimo erede di quella tradizione. Ha pagato il dovuto. Con i Queen ( Brian May, chitarra; John Deacon, basso; Roger Taylor, batteria ) ha avuto quattro anni per esaminare la scena e preparare il terreno per la frenesia che in seguito lo renderà indifferente alle carenze affettive in altri ambiti. Tuttavia, con la distribuzione di Sheer Heart Attack, tutte le cautele e i distinguo con i quali i critici hanno accolto le due precedenti proposte dei Queen, si sono trasformati in eruzioni di sfrenato entusiasmo.
Freddie indossa attillati pantaloni di raso grigio perla, una camicetta d'epoca di raso color crema, e una giacca da camera vittoriana di velluto scarlatto. Ha i capelli nero corvino, un lampo negli occhi d'ebano, e quando sorride rivela una fila di denti di un bianco scintillante che sembrano pronti ad addentare un panino con l'hamburger. Sta picchiettando il tappeto con uno stivale bianco, il piano del tavolo con una penna, e per un attimo mi domando con ansia se mi trovo davanti una molesta primadonna. E invece: " No, Mercury non è il mio vero nome, cara. Era Plutone, ma l'ho cambiato", dice Freddie con una punta di sarcasmo. La sua lieve e disinvolta effeminatezza rompe il giacchio.
venerdì 2 gennaio 2015
L'emozione del Live Aid - Il racconto di Peter Freestone
Freddie si sentiva agitato perché l'esibizione dei Queen era prevista di giorno. Non gli piacevano i concerti alla luce del sole: ci si doveva sbattere di più affinché gli spettatori potessero gustare la performance in ogni dettaglio, e la luce rendeva lo spettacolo meno affascinante ( i giochi dei riflettori diventavano quasi superflui ). Di giorno il make-up non riusciva a trasmettere e ad arricchire visivamente l'intensità con cui l'artista si offriva al suo pubblico. Chi stava sul poi non notava la differenza, ma gli spettatori si perdevano buona parte delle sottigliezze. In ogni caso, in scena Freddie dava tutto se stesso senza troppa attenzione ai dettagli, e lo mostrò quando si esibì.
Gli altri artisti in cartellone, incuranti del "fattore luce", non avevano pensato a come neutralizzare gli effetti negativi. Freddie invece era consapevole, e in breve conquistò tutti - il pubblico e i presenti nel backstage - con la sua performance. Le riprese effettuate per la televisione non rendono minimamente l'idea dell'emozione che si provava dietro le quinte. Gli artisti in programma furono d'accordo che il concerto dei Queen era stato il clou della manifestazione.
Freddie sapeva di dover concentrare in venti minuti tutta l'energia che di solito investiva in spettacoli di due ore. Dal backstage fu straordinario assistere alla visione dello stadio pieno zeppo di gente che batteva le mani all'unisono durante l'esecuzione di Radio Ga Ga; chissà cosa deve aver provato Freddie, che dirigeva le danze: si sarà sentito al centro del mondo, perché quel giorno sembrava proprio che l'intero pianeta si fosse riunito con devozione per rendergli omaggio.
Gli altri artisti in cartellone, incuranti del "fattore luce", non avevano pensato a come neutralizzare gli effetti negativi. Freddie invece era consapevole, e in breve conquistò tutti - il pubblico e i presenti nel backstage - con la sua performance. Le riprese effettuate per la televisione non rendono minimamente l'idea dell'emozione che si provava dietro le quinte. Gli artisti in programma furono d'accordo che il concerto dei Queen era stato il clou della manifestazione.
Freddie sapeva di dover concentrare in venti minuti tutta l'energia che di solito investiva in spettacoli di due ore. Dal backstage fu straordinario assistere alla visione dello stadio pieno zeppo di gente che batteva le mani all'unisono durante l'esecuzione di Radio Ga Ga; chissà cosa deve aver provato Freddie, che dirigeva le danze: si sarà sentito al centro del mondo, perché quel giorno sembrava proprio che l'intero pianeta si fosse riunito con devozione per rendergli omaggio.
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