Un luogo dedicato al più grande Frontman di tutti i tempi, storia, curiosità, interviste e contenuti speciali con immagini inedite in memoria della più grande rockstar di tutti i tempi, l'unico.. l'inimitabile.. Freddie Mercury
La canzone simbolo dell'album A Night At The Opera è Bohemian Rhapsody, lunga quasi sei minuti, frutto della visionaria creatività di Freddie. " E' stata dall'inizio una creatura di Freddie" ha spiegato Brian May. " Entrò in studio sapendo esattamente cosa voleva. La traccia base è stata registrata con piano, basso e batteria. Freddie ha cantato la melodia principale ma aveva già in mente tutte le sovraincisioni e i cori. Si trattava solo di capire come realizzarli."
Le registrazioni di Bohemian Rhapsody durano tre settimane: le strofe iniziali e la parte rock vengono registrate per prime in tre giorni. La parte operistica prende forma in una settimana, dieci ore di lavoro al giorno solo sui cori. Roy Thomas Baker conserva un ricordo vivo di quei momenti: " Freddie entrò in studio, si sedette al piano e disse: " Ho un idea per una canzone". Cominciò a cantare, poi all'improvviso si fermò: " Qui è dove inizia la parte di opera. " Siamo rovinati, pensai. Il lavoro fu massacrante ma anche divertente. Ogni giorno, quando credevamo di aver finito, Freddie diceva: " Ho pensato di aggiungere ancora qualche altro ' Galileo ' mio caro!
La spinta creativa di Freddie condizionava tutto l'album. Freddie vorrebbe lanciare Bohemian Rhapsody come singolo ma la EMI teme che un pezzo di sei minuti non passerà mai in radio. Allora Freddie ne consegna una copia all'amico Kenny Everet, dj della BBC, che lo trasmette 14 volte nel corso di una sola giornata. Il pezzo esplode come una bomba, la EMI viene inondata di richieste e il 31 ottobre 1975, è costretta a pubblicarlo. Bohemian Rhapsody vende150.000 copie. Il 25 novembre è la n.1 in classica. Per il lancio del singolo, i Queen hanno in programma una partecipazione a " Top Of The Pops " ma, invece di suonare in studio, decidono di realizzare un filmato promozionale, diretto da Bruce Gowers. Le riprese durano quattro ore ( quasi tutte per la parte del filmato, basata sull'animazione della copertina di Queen II ) e il filmato, costato 4.500 sterline, entra nella storia come il primo videoclip.
Bohemian Rhaspody rimane nove settimane al n.1, eguagliando il record stabilito nel 1957 da John Withman con Rosemarie. Lo segue il 27 dicembre l'intero A Night At The Opera, che con 250.000 copie vendute regala ai Queen il primo disco di platino. Il 2 dicembre esce anche in America, dove arriva al n.4 e rimane in classifica per 56 settimane. I Queen partono subito per il tour in Inghilterra, Stati Uniti, Giappone e Australia, che si chiude il 18 settembre 1976 con un concerto gratuito a Hyde Park davanti a 150.000 fan. Ecco le nuove superstar del rock inglese.
La cosa più sorprendente di In My Defence è la potenza della voce di Freddie, che raggiunge registri altissimi, regalando al pezzo un'energia rock che Dave Clark non aveva neanche immaginato. Ancora più sorprendente è il fatto che la versione pubblicata su disco sia la prima Take di Freddie.
Quando Dave Clark contatta Freddie la prima volta nell'estate del 1985 e gli propose il pezzo, Freddie accetta di partecipare solo a patto di lavorare con la sua band. Dave Clark però aveva già messo sotto contratto alcuni musicisti per le sedute negli studi di Abbey Road a Londra e propone a Freddie di portare a termine una prima registrazione, con la promessa che se non fosse stato soddisfatto avrebbe chiamato i Queen.
Nel corso di quella session Freddie conosce il pianista e produttore Mike Moran, con cui collabora al progetto Barcellona. Pochi giorni prima dell'incontro Mike Moran ha un brutto incidente d'auto, si rompe quattro costole e si sloga i polsi. Non vuole però perdere l'appuntamento con la più grande rockstar del mondo e si presenta in studio imbottito di antidolorifici. Freddie invece arriva in grande stile, accompagnato dal cuoco personale Joe Fanelli che porta con sé una borsa enorme piena di cibi preparati per l'occasione, bottiglie di vodka e il suo champagne preferito, il Crystal, che viene offerto a tutti, compresi gli operatori di studio. Freddie si avvicina a Moran e gli dice: " Cos'hai? mi sembri piuttosto sbattuto caro!" Poi lo costringe a bere mezza bottiglia di vodka con lui e si mette a cantare In My Defence. Moran ricorda così quei giorni: " C'era un clima di festa perenne ma anche di grande professionalità. Siamo diventati subito amici. Tutte le sue pazze idee dovevano essere messe alla prova. Spesso funzionavano e facevano la differenza tra qualcosa di accettabile e qualcosa di ineguagliabile."
Freddie Mercury a Dave Clark
Freddie e Mike Moran
Oltre a Mike Moran in studio ci sono il chitarrista di Mr. Bad Guy Paul Vincent, Andy Pask al basso, Graham Jervis alla batteria e Peter Banks alle tastiere. Rimasto stupito dalla straordinaria interpretazione di In My Defence, Dave Clark chiede a Freddie di cantare anche il tema principale del musicalTime, basato su una potente parte vocale, perfetta per Freddie, e su una parte strumentale eseguita al piano da Mike Moran accompagnato dal chitarrista Ray Russel, dal bassista Alan Jones e dal batterista Brett Morgan.
Le tracce vocali, registrate con quattro registratori a 24 piste, sono ben 96. Un lavoro monumentale che Freddie prende con il massimo impegno, registrando nel gennaio 1986 anche tutte le parti corali con John Christie e l'amico Peter Straker. " Ha dato il massimo in tutte e due le canzoni" ricorda Dave Clark. " Non si è limitato a cantarle, le ha interpretate come se fosse davanti a 100.000 persone."
Uscita come singolo nel maggio 1986, Timeentra fra i primi 20 in Inghilterra. La prima del musical, diretto e coreografato da Larry Fuller, va in scena il 9 aprile del 1986 al Dominion Theatre, con Cliff Richards nel ruolo di Chris Wilder e la partecipazione straordinaria di Laurence Olivier. Rimane in cartellone per due anni, riscuotendo un enorme successo.
La colonna sonora di Time, cui partecipa anche Cliff Richards, Julian Lennon, Dionne Warwick e Burt Bacharach, Ashford & Simpson, Murray Head, Leo Sayer, Jimmy Helms e Stevie Wonder, vende cinque milioni di copie. Il video promozionale di Time viene girato da Rudi Dolezal e Hannes Rossacher il 22 maggio 1986, prima della rappresentazione del musical al Dominion Theatre. Quella sera Freddie si ferma a vedere lo show e nell'intervallo decide di fare uno scherzo. Indossa un grembiule bianco e un cappello e comincia a girare per la sala vendendo gelati. Completamente all'oscuro di quanto potesse costare un gelato, decide di regalarli a un pubblico sempre più stupito, poi lascia la sala tra gli applausi. Più tardi, paga il conto per i gelati che ha distribuito.
Colpito dalla produzione di Time, Freddie decide di partecipare a un a rappresentazione del musical il 14 aprile del 1988 al Dominion Theatre di Londra in occasione di uno spettacolo speciale a fini benefici, " Give Time For Aids", insieme a Cliff Richards e Laurence Olivier. Per la prima e unica volta Freddie canta quattro canzoni del musical: In My Defence, Born To Rock'n'Roll e It's in Every One Of Us.
" Freddie era come un pavone in embrione! Il suo aspetto esteriore lo ossessionava e doveva essere sempre vestito e acconciato in maniera impeccabile. Aveva l'aria di chi era già una star e quando faceva le 'vasche' in Kensington Market aveva questa piccola frivola mania (this little pom-pom thing) di battere sulla spalla del primo che gli capitava a tiro, dicendogli "oh, colpito". Ci diceva:"ieri ho visto Planty (Robert Plant)", al che noi: "E che ti ha detto?", e lui: "oh, niente, però l'ho visto!". Gli Zeppelin erano il nostro mito e, poiché avevano già l'aspetto di una rock band prima di fare davvero i musicisti, la gente domandava sempre a Freddie: "Sei una rockstar?" e lui: "sicuro, siamo gli Zeppelin". Quando qualcuno mi chiedeva se il successo avesse cambiato Freddie, io ho sempre risposto "per niente, è sempre stato così". Nella sua mente è sempre stato una star. Un'irripetibile star."
"Per me lui è il simbolo di un'epoca in cui la gente non aveva paura di vivere in pieno la vita; gli anni '70 con l'esplosione della stravaganza rock.Forse non vivremo più tempi simili,ma a quello stile è legato un glorioso spirito di ribellione,di libertà,che rappresenta l'intera anima del Rock'n Roll." Annie Lennox
I Want To Break Free (1984 ) è una canzone che va forte per via dell'elemento divertente, comico. E' proprio buffa. Non mi viene in mente altro video in cui, come quello, i quattro protagonisti recitino da attori comici travestiti da donna. Troppo spesso i Queen vengono percepiti come molto seriosi, e invece in noi c'è tanta ironia, che alla gente sfugge. Siamo sempre stati bravi musicisti, e sotto sotto siamo sempre stati anche spiritosi, ma forse questo nostro lato non viene fuori dalle canzoni, né sul palco, dove siamo parecchio aggressivi. La componente umoristica finisce sempre per perdersi. Quel video è stato un buon modo per far vedere quella nostra faccia, e penso che ce la siamo cavata benissimo.
Non vedevo l'ora di travestirmi da donna. E' così per tutti, no? Era una cosa così, per divertimento. Sono certo che tutti abbiano pensato che è stata una mia idea, ma in realtà non lo è stata affatto. L'idea è venuta a Roger, ma per la verità gli altri si sono tuffati nei loro vestitini da donna a tutta velocità. Ovviamente è qualcosa che avrei voluto fare, ma essendo un'idea loro il risultato è stato molto migliore. Se fossi stato io a proporlo, per loro sarebbe stato più difficile accettare quel ruolo, e non penso che sarebbe andata bene.
Non era precisamente una parodia di " Coronation Street ", ma certo l'ispirazione veniva da quell'epoca. Però, se qualcuno ci avesse messo in un gruppo e avesse scritto sotto le didascalie con i nomi, bé, allora avrei creduto di essere diventato Bet Lynch. In realtà pensavo di essere più Fenella Fielding, per la verità. Quella parrucca era davvero splendida. Era molto Fenella, anche se a me piace Bet Lynch. Lei è una delle mie preferite con Hilda Ogden, s'intende.
Penso che sia uno dei video migliori che abbiamo realizzato finora. A dire il vero, mi fa ancora ridacchiare ogni volta che lo rivedo, e l'ho visto un sacco di volte. Sono contento che l'abbiamo fatto. Il pubblico si è molto sorpreso che potessimo fare gli scemi vestiti da donna, e al tempo stesso essere ottimi musicisti. In America non è stato accolto bene, anzi, perché là ci consideravano ancora una band che fa hard rock... è la faccenda dello stile macho. La reazione è stata " Che ci fanno i miei idoli travestiti da donna? ". Nella maggior parte delle scelte che compiamo è insito un forte elemento di rischio, e i nostri fan più fedeli sanno che siamo capaci di venircene fuori con ogni genere di ridicolaggine. Alcune funzionano, altre no, ma sono certo che gli altri del gruppo siano d'accordo con me e non ce ne frega niente. Facciamo quello che ci va, a volte viene accolto bene, altre no. Freddie Mercury
Bohemian Rhapsody è stato uno dei primi videoclip a suscitare il genere di attenzione che i video ricevono oggi, ed è costato soltanto cinquemila sterline circa. Adesso, i video sono una faccenda importante, e sono un ottimo modo per farsi conoscere e mettersi in mostra.
Decidemmo di mettere Rhapsody su pellicola e di farlo vedere alla gente. Non sapevamo come sarebbe stato considerato il video, come sarebbe stato accolto. Per noi era soltanto un altra forma di spettacolo. Ma ebbe un successo pazzesco, e da allora lo fanno tutti.
Ci accorgemmo che un videoclip poteva raggiungere un sacco di gente in un sacco di paesi senza che noi fossimo effettivamente presenti, e che era possibile mettere sul mercato un disco e un videoclip contemporaneamente. La pratica si diffuse molto in fretta e aiutò moltissimo le vendite dei dischi. Adesso sembra che i videoclip siano più importanti della radio. E' il lato negativo di MTV. Ogni volta che senti una canzone, ti immagini automaticamente il video. Entri molto più a fondo nello spirito della canzone e hai una percezione di cosa l'artista intendesse dire. Ma c'è il pericolo che chi compra si faccia fuorviare. Una volta, quando sentivi un brano musicale, concepivi tu stesso l'immagine che ti evocava, ma nel momento in cui fai un video la gente dice: " Oh mio Dio, è questo quello che vuole comunicare". E' molto riduttivo.
Una volta una persona è venuta da me e mi ha detto che aveva un'idea preconcetta di quello che pensava gli dicessi in una canzone, e che quando aveva visto il video si era accorto di essersi completamente sbagliato. Disse che gli era sfuggito del tutto il senso di quello che intendevo dire. Ecco, appunto! Non ero arrabbiato ma è un peccato che ci saranno sempre persone deluse perché il video non rispecchia quello che loro leggevano nella canzone.
Nel 1980, Freddie cambiò notevolmente il suo aspetto, tagliandosi i capelli e facendosi crescere i baffi, seguendo il look detto " Castro Clone ", moda lanciata da alcuni omosessuali dell'epoca. Questa trasformazione fu inizialmente mal vista dai fan, che inviarono al cantante rasoi da barba usa e getta. Il 1981 sarà un anno di transizione; visse a Monaco di Baviera, in Germania, la cui vita notturna lo condizionò molto, non riuscendo a lavorare "quasi mai in condizioni psicologiche perfette". Alla fine del 1982, i Queen, dopo il successo del The Game Tour e dell'Hot Space Tour, decisero di comune accordo di separarsi per un certo periodo; questo fu dovuto sia all'insoddisfazione dei fan, così come della band, della qualità dell'album Hot Space, nel quale non si riconoscevano, sia al deterioramento progressivo dei rapporti personali all'interno del gruppo. I quattro cominciarono così a dedicarsi a progetti solisti; Freddie in particolare, che aveva già ipotizzato tra gli anni settanta e gli anni ottanta di pubblicare un album proprio, collaborò con Giorgio Moroder, compositore e arrangiatore italiano specializzato in musica dance, per la nuova colonna sonora della versione rieditata e restaurata del film di Friz Lang Metropolis. Con lui scrisse il brano Love Kills, il suo primo singolo da solista, che raggiunse la decima posizione nella classifica britannica. Dopo i progetti solisti, i Queen si ritrovarono nell'agosto 1983, registrando The Works. Cominciarono poi una serie di lunghe tournée in tutto il mondo, come il The Worlks Tour, tra il 12 e il 19 gennaio 1985 la band partecipò a Rock In Rio, dove suonarono davanti a circa 250 000 persone in due serate; tra i momenti principali dell'evento, vi fu il duetto tra Freddie e i fan sulle note di Love Of My Life. Il 13 luglio 1985 invece presero parte al Live Aid un concerto umanitario organizzato da Bob Geldof che vide la partecipazione dei più importanti artisti internazionali, allo scopo di ricavare fondi in favore delle popolazioni dell'Etiopia, colpite da una grave carestia. I Queen si esibirono al Wembley Stadium di Londra, e i loro 20 minuti di canzoni "consegnarono alla storia i Queen e fecero di Freddie Mercury una leggenda"; sia la stampa, sia i 72 000 spettatori di Wembley, sia gli artisti, considerarono la loro interpretazione una delle migliori di tutti i tempi; Freddie costruì in questa esibizione "il mito di insuperabile frontman". ( Fine terza parte ) continua...
La prima volta che incontrai la band fu a Boston nel 1974, la loro prima volta negli States. Erano un bel gruppetto ordinato: gentili, educati, riservati ( magari non tanto sul palco ).
La mia prima collaborazione con i membri della band fu per Emotions in Motions, nel 1982. Freddie e Roger si trovavano a New York e passarono dai Power Station, dove stavo lavorando insieme a Reinhold Mack ( co-produttore e tecnico del suono di The Game ). Stavamo suonando Emotion e subito Freddie volle incidere la parte in cui respira affannosamente. Non ho mai più incontrato qualcuno spontaneamente geniale come Freddie Mercury. La sua creatività era strabordante.
La collaborazione più memerabile fu proprio quella a Londra con Freddie, quando stavo registrando Enough is Enough. Facemmo insieme due pezzi. "Love Is The Hero" era praticamente finita quando gliela feci ascoltare nella sua casa di Earls Court, nella primavera del 1986. All'alba, si mise al piano e suonò un'intro completamente diversa per la canzone, che mi fece cadere dalla sedia. Mai visto niente di simile, quel momento rimarrà per sempre scolpito nella mia mente. Dal momento che non c'era niente a portata di mano per registrare, toccava a me ricordare quello che aveva appena suonato fino alla sera successiva, quando riuscii a portarlo in studio per incidere tutto a dovere. La Capital, temendo un possibile conflitto d'immagine, scelse di tener fuori quel piccolo capolavoro dell'album, ma nel pezzo è incluso nella mia antologia Reach For The Sky e nel cofanetto dedicato a Freddie Mercury. Nel corso della canzone si sente anche il duetto tra la voce di Freddie e la mia.
"Lady With The Tenor Sax" è un'altra eccezione estemporanea. Freddie se ne uscì dal nulla con quel titolo e ci aggiunse di getto qualche frase cantata. Poi toccò a me mettere insieme i vari frammenti di testo e inserire le parti di collegamento. Speravo che cantasse lui il finale, ma non ne volle sapere: "Canti molto meglio tu di me," mi disse. La mia performance è ispirata dal suo cantato originale e dal suo incoraggiamento. Era magico lavorare con Freddie, ed era uno spasso anche stargli vicino. Mi manca tantissimo.
Concerto Europehall di Hannover. Nel bel mezzo del concerto.. durante l'assolo di Brian, Freddie esce da dietro al palco per andare nei backstage e cade... gli addetti si resero conto della gravità dalla smorfia di dolore di Freddie! Potete immaginare l'attimo di smarrimento perchè il complesso era a metà esibizione! Nel Backstage non c'erano mai dottori o personale di pronto soccorso che potesse intervenire e Freddie si rese conto da solo di essersi di nuovo infortunato al legamento del ginocchio. Freddie disse subito che non avrebbe interrotto il concerto per non deludere i fan e non valeva neanche la pena prendere un antidolorifico.. così lo riportarono a spalla sul palco, facendolo sedere sul panchetto del pianoforte. Possiamo immaginare cosa provasse in quel momento, ma l'emozione del pubblico fu palpabile quando Freddie rientrò in scena sorretto dai suoi assistenti e spiegò al pubblico l'accaduto e come sarebbe andato avanti lo show. Gli spettatori accolsero con un' ovazione tanta determinazione e coraggio.
In una delle tante volte che Freddie doveva tagliarsi i capelli...fece venire in volo da Londra Denny, un parrucchiere di Sweeneys, salone alla moda di Beauchamp, Freddie si trovava a Wurzburg!! Si fece tagliare i capelli e questi si trattenne per quattro o cinque giorni: insomma, una delle acconciature più costose della storia. Stare in un hotel ha il suo prezzo! in compenso Freddie fu molto soddisfatto del risultato finale.
L'acconciatura per Freddie era quasi un' ossessione, ma non si è mai capito il criterio con cui scegliesse i parrucchieri.
Una volta Freddie si risentì moltissimo quando si sentì dire: < Oh stai perdendo i capelli >. " Non è vero ", fu la risposta risentita, " è il modo in cui mi crescono". Quando la chioma si allungava doveva lottare in continuazione contro i ricci naturali. Mentre si giravano i video la sua acconciatura diventava la preoccupazione più importante: in tali occasioni gli addetti al trucco e alle pettinature venivano monopolizzati da Freddie.
La maggior parte di questi lavori rappresenta il tentativo di Freddie di staccarsi dai Queen, sebbene nessuno di noi ci sia mai davvero riuscito. Ascoltare questi pezzi mi ha dato la possibilità di vedere quel grande uomo con occhi nuovi, diversi, di vedere una persona il cui potere creativo ci era così familiare come parte del motore che faceva andare avanti i Queen. Diventa più evidente la sua capacità di rivolgersi verso direzioni meno banali, la sua sconcertante facilità di scivolare senza sforzo tra chiavi correlate, il suo intuito per le melodie. Freddie non era un cantante comune. Grandi luminari come Elvis o Sinatra erano soprattutto interpreti di canzoni scritte da altri. Freddie, al contrario cantava con gioia e una spontaneità che scaturivano dal suo saper cogliere l'ispirazione nell'aria o, semplicemente, dal proprio cuore. Non ho mai conosciuto altri che riuscissero a combinare l'arte dello scrivere canzoni con una capacità interpretativa così strabiliante. Brian May
" Quando mi sono messo a progettare il mio secondo album "solo" non volevo davvero che fosse banalmente un altro mucchio di canzoni. Volevo che avesse un portamento speciale, qualcosa di diverso, un marchio distintivo che guidasse tutto il cazzo di progetto. Qualunque cosa lo rendesse diverso dal solito noioso album di studio, in cui le canzoni possono anche essere bellissime ma non sono che l'ennesimo mazzo di brani schiaffati su nastro, e poi dati alle stampe. Cercavo quindi idee in quel senso e d'improvviso due splendide parole sono apparse come l'onda di una marea: Montserrat Caballé.
E' stata una vera boccata d'ossigeno e bla bla bla, tutte le cose che si dicono in casi del genere. Qualcosa di non calcolato, un razzo venuto dal cielo cadutomi addosso. Praticamente mi ha avvolto e non sono più riuscito a pensare ad altro. Una cosa favolosa, una tale libertà d'azione, e vita, energia, e almeno per me qualcosa che andava oltre il semplice lavoro. Ero completamente soggiogato.
Penso che Montserrat abbia una voce meravigliosa e mi è capitato di dirlo alla televisione spagnola, e lei mi ha sentito. Poi so solo che mi ha chiamato e mi ha detto " facciamo qualcosa insieme". Io ero completamente sbalordito. Adoro l'opera ma non avevo mai pensato di cantarla. Sono dunque volato a Barcellona per incontrarla.
Ero veramente nervoso. Non sapevo come comportarmi o cosa dirle. Per fortuna lei mi ha messo a mio agio e ho capito che tutti e due avevamo lo stesso tipo di humour. Mi ha domandato: Qual è il numero che preferisci? ed io: il numero uno: ho risposto, al che lei: d'ora in avanti ti chiamerò numero uno. Ho risposto: ed io ti chiamerò la mia super diva! Grande. Montserrat è una che scherza, impreca e non si prende troppo sul serio. E' una cosa che mi ha elettrizzato e sorpreso perché fino ad allora mi aveva afflitto, l'illusoria idea che tutti i grandi cantanti d'opera fossero rigidi, distaccati e incutessero una grande soggezione. Ma Montserrat è stata meravigliosa. Le ho confessato il mio amore per il suo canto, le ho confidato che avevo i suoi album e le ho chiesto se mi avesse mai ascoltato. Ha risposto che le è sempre piaciuto ascoltare la mia musica e che nella sua collezione di dischi c'erano album dei Queen. Pensava anche che potessi chiederle di cantare del rock'n'roll ma le ho detto: No, no, non ho intenzione di darti da cantare tutte quelle parti di chitarra che di solito suona Brian May, è l'ultima cosa che voglio fare! Lei comunque era senz'altro disposta a provarci." ( Fine prima parte ) continua...
Mother Love fu scritta da Brian e Freddie ed è stata l'ultima canzone incisa dal Freddie. Mother Love è una canzone malinconica, introdotta da un segmento di batteria elettronica, che sfocia poi nell'intro vera e propria, in cui inizia il giro di accordi eseguito con il sintetizzatore e accompagnato da arpeggi di chitarra poco distorta. La voce di Freddie irrompe nel brano.... Il ritornello è struggente, e in esso è incisa l'ultima nota acuta di Freddie, il Si Bemolle. La seconda strofa descrive l'amore che Freddie vuole ricevere dalla madre. Dopo questa strofa parte un assolo di Brian, senza distorsione!! . L'ultima strofa è cantata proprio dal chitarrista, poiché Freddie non ha fatto in tempo ad inciderla. Alla fine della canzone, ci sono frammenti di alcuni suoi concerti, tra cui quello dei vocalizzi allo Stadio Wembley il 12 luglio 1986, un pezzo della canzone Goin' Back, incisa da Freddie sotto il nome di Larry Lurex, uno di One Vision e il pianto di un neonato.
"Siccome sul palco, in scena, mi scateno come un matto, il pubblico tende a pensare che io sia scatenato anche nella vita di tutti i giorni. Ma non è così, l'idea che io abbia una vita di eccessi è un'esagerazione. Certo non sono un santo, ma non vivo un esistenza da kamikaze... ho un carattere estroverso, sono esuberante, mi piace fare le cose con rapidità, e riesco a stare per lunghi periodi di tempo senza dormire. Siccome in scena mi comporto in un determinato modo, la gente pensa che io faccia così anche giù dal palco... ma in tal caso sarei già morto da un pezzo"
I Wessex Studios avevano sede in una chiesa sconsacrata di Highbury, nel nord di Londra: fu qui che nell'autunno del 1976, durante le incisioni per A Day At The Races, i Queen ebbero il primo contatto con il punk. I Sex Pistols, appena ingaggiati dalla EMI, avevano prenotato ai Wessex le loro prime sedute: ben presto il mondo li avrebbe conosciuti. Quando la EMI rimpiazzò i Queen con gli esordienti punk nel programma televisivo " Today ", la famigerata intervista con presentatore Bill Grundy segnò una pietra militare nella breve ma esplosiva carriera dei Sex Pistols.
Vidi per la prima volta Johnny Rotten al piano di sopra, nel salottino dei Wessex, su uno di quei divanetti di velluto marrone a coste che andavano di moda negli anni 70. Portava un maglione di mohair verde acido e jeans strappati; aveva spille da balia infilzate ovunque e i capelli color criceto rosso, in creste fissate con la lacca. Ma nonostante tutto sembrava un tipo tranquillo, simpatico, seduto lì a rilassarsi e a guardare la TV: di cosa si preoccupavano tutti quanti?
Non si scocciò neppure quando gli chiesi di cambiare canale. Non mi ringhiò contro, si limitò a scrollare le spalle. Se noi roadie eravamo trasandati, per i Pistols la trasandatezza era una dichiarazione d'intenti: una presa di posizione socio politica.
L'anno seguente i Queen tornarono ai Wessex per incidere A News Of The World. Tornarono anche i Sex Pistols, per l'LP Never Mind The Bollocks. I Pistols avevano un nuovo bassista, e un pomeriggio, mentre i Queen lavoravano nella sala controlli, quel nuovo bassista, Sid Vicious, entrò barcollando dalla porta - era ridotto molto male - e si rivolse a Fred : " sei già riuscito a portare la danza classica alle masse? " ( si riferiva a ciò che Fred aveva detto ai giornalisti quando aveva cominciato a indossare un body sul palco ).
Fred si alzò con disinvoltura, andò da lui, gli disse : " tu saresti il famoso Stanley Ferocious? " lo afferrò per il colletto e lo buttò fuori.
E poi sarebbero i punk quelli cattivi. A Fred non importava niente di quella nuova tendenza musicale basata su pochi accordi di chitarra. E ancor meno gli importava del loro guardaroba.
Il 27 giugno 1970, anno in cui May presentò a Freddie Mary Austin, con la quale visse per sette anni, i tre, completati da Mike Grose, si esibirono per la prima volta in pubblico, a Truro, in un concerto di beneficenza per la Croce Rossa. La band venne completata nel 1971 da John Deacon, anno in cui Freddie e il resto del complesso, con lo scopo di acquisire maggior confidenza con il palcoscenico, affrontò il suo primo tour in Cornovaglia. Nel 1972, Freddie, grazie alla sua formazione come grafico, progettò il Logo dei Queen, basatosi sullo stemma reale del Regno Unito e includendo nel logo i segni zodiacali dei quattro componenti della band. L'anno successivo uscì il primo album della band, Queen, con brani registrati in precedenza presso i De Lane Lea Studios; prima dell'uscita del disco, Mercury pubblicò i singoli I Can Hear Music e Goin'Back, rispettivamente le cover dei brani di The Ronettes e Dusty Springfield, sotto lo pseudonimo di Larry Lurex. Nei primi anni settanta, Freddie Mercury cominciò ad avere le prime consapevolezze del proprio orientamento sessuale, espresse durante un'intervista del dicembre 1974 alla rivista New Musical Express. In questi anni, Mercury vestiva abiti della stilista Zara Rhodes, con capelli lunghi e unghie con lo smalto. Soprattutto a causa dell'eccentricità di Freddie, il primo decennio dei Queen fu caratterizzato da stravaganti esibizioni che spesso sfociarono in spettacoli teatrali; Mercury e May si presentavano truccati e vestiti totalmente in bianco e nero, chiudendo i concerti lanciando rose agli spettatori, brindando con loro con Champagne e intonando God Save The Queen, l'inno nazionale del Regno Unito. Strinse per questo un forte legame con il pubblico, colpito dall'entusiasmo e dall'energia con cui il complesso e, in particolare, il frontman li coinvolgevano durante le apparizioni dal vivo. primi album della band vennero ben accolti dalla critica, con un rapido incremento della popolarità dei Queen; la volontà di Mercury era comunque quella di innovare il più possibile il loro stile musicale, attingendo ai più diversi generi musicali. Nel 1975 venne pubblicato A Night At The Opera, che consacrò definitivamente il quartetto. Il singolo Bohemian Rhasposy divenne il simbolo della creatività del gruppo e soprattutto del suo cantante, che ne fu l'autore; per la registrazione di questa sola canzone furono necessarie tre settimane, di cui una dedicata esclusivamente alla parte vocale centrale. Nel 1976 durante il A Night At The Opera Tour, i Queen visitarono il Giappone, la cui cultura influenzò notevolmente Freddie. Nei successivi anni, Mercury scrisse alcuni tra le più importanti canzoni dei Queen, come Somebody To Love, We Are The Champions, Don't Stop Me Now, Crazy Little Thing Called Love. Nell'ottobre del 1979 il cantante si esibì con i ballerini del Royal Ballet in un galà di beneficenza presso il London Coliseum cantando e ballando Crazy Little Thing Called Love e Bohemian Rhapsody. ( Fine secondo capitolo ) continua.....